--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Economia - Gli interventi di Palombella (Camera di commercio) e Meroi (Provincia di Viterbo)

40 candeline per Federlazio

Condividi la notizia:

La cerimonia per i 40 anni di Federlazio

La cerimonia per i 40 anni di Federlazio

– Federlazio compie 40 anni. Oggi pomeriggio la cerimonia per l’anniversario dell’associazione di categoria delle piccole e medie imprese. Diversi gli interventi delle autorità della Tuscia.


 

L’intervento di Ferindo Palombella, presidente della Camera di commercio

In una fase complicata come quella che stiamo attraversando bisogna avere la lucidità di guardare alle difficoltà che le imprese e i lavoratori stanno vivendo, e al tempo stesso avere il coraggio di prospettare percorsi sostenibili per l’economia locale.

Secondo un’indagine condotta a inizio anno dalla Camera di Commercio, le imprese avevano previsto per il 2012 un calo del fatturato dell’11%, una riduzione della produzione del 11% e una diminuzione degli ordini del 10%. Ma purtroppo sono sicuramente dati sovrastimati. Le stesse imprese lo scorso anno dichiaravano che il 14,5% hanno avuto problemi finanziari, con la conseguenza di ritardare i pagamenti ai fornitori (53,1%) o ai lavoratori (per il 18,8%).

Al tempo stesso nella nostra provincia il tasso di occupazione nel 2011 è risultato inferiore alla media nazionale (54,3% rispetto al 56,9%). Mentre il tasso di disoccupazione è stato pari all’11,2%, superiore a quell’8,4% registrato in Italia. E i recenti dati di luglio ci dicono che il tasso di disoccupazione nel nostro Paese si attesta al 10,7%, con un aumento di 2,5 punti su base annua. Il Rapporto Excelsior riporta la previsione nel 2012 di un forte calo delle assunzioni con una contrazione del 2,5% rispetto allo scorso anno, facendo registrare il quarto posto in Italia nella classifica dei tassi più negativi.

Tutto ciò crea incertezza e inquietudine tra le famiglie, che a causa dell’aumento delle spese per utenze, carburante, welfare faticano ad arrivare con lo stipendio a fino mese. E non fa certo sorridere quanto emerge dal recente Rapporto del Censis secondo il quale tra i giovani under 30, 2 su 3 vive a casa con i genitori.

Per aver un quadro più completo della situazione nella Tuscia bisogna osservare con attenzione l’evoluzione del nostro tessuto imprenditoriale, costellato da luci e ombre.

Come è noto nella provincia di Viterbo prevale un sistema economico basato su micro e piccole imprese. Le ditte individuali rappresentano nella Tuscia circa il 73%, rispetto al 62,5% della media nazionale. Conseguenza: più flessibili e resistenti alla crisi; più deboli nella crescita e nell’attrarre investimenti. Tuttavia è in aumento il numero di società di capitali rispetto alla media Paese. Oggi (dati primo semestre 2012) rappresentano il 13,5% (nel 2008 erano 8,3%, nel 2003 il 5,3%)

La nostra provincia ha una bassa propensione all’export, pari al 3,6% rispetto al dato Italia del 23,8%. Tuttavia nel primo semestre 2012 per la prima volta dall’inizio della crisi si è registrata una crescita delle esportazioni di circa il 30%, soprattutto nel comparto agroalimentare che sta acquisendo sempre più rilevanza nell’internazionalizzazione.

Inoltre si registra la crescente consapevolezza della vocazione turistica, con migliori perfomance rispetto ad altri comparti: aumento del numero di imprese nel settore ricettivo (+ 2% del numero di imprese nei servizi di alloggio e ristorazione dall’inizio dell’anno,) e tenuta dell’occupazione (tasso di occupazione previsto nel 2012 -0,8%). Significativo è il dato sul contributo offerto dal turismo relativamente al valore aggiunto, che per la Tuscia riveste il 4,48%, superiore alla media nazionale che si attesta al 3,81%.

Da rilevare le difficoltà del settore delle costruzioni, tra quelli a risentire maggiormente del perdurare della crisi e condizionato anche dalla stagnazione del comparto immobiliare.

Nel primo semestre 2012 l’Osservatorio dei valori immobiliari ha rilevato che il rallentamento delle compravendite (causato anche dalle difficoltà di accesso ai mutui) sta determinando anche un calo nei prezzi degli immobili e soprattutto una riduzione del numero dei contratti di compravendita. Da una nostra indagine risulta che nel 2012 gli imprenditori edili su produzione, fatturato e ordinativi hanno previsto una flessione del 16-17%.

Il comparto edile è fondamentale per la ripresa dell’economia in quanto nella Tuscia le imprese rappresentano circa il 14%. L’incidenza del valore aggiunto delle costruzioni arriva al 7,6% per un totale di oltre 500 milioni di euro. Gli addetti alle costruzioni nel territorio provinciale rappresentano, incluso l’indotto, circa il 15% di tutti gli occupati della Tuscia.

Il sistema creditizio ha riconosciuto la funzionalità delle banche legate al territorio. Il 51% delle imprese si affida alle banche piccole e minori, rispetto al 27,6% del dato nazionale. Non a caso alcune grandi banche hanno iniziato a perseguire strategie per rafforzare il collegamento con il contesto locale.

Altro dato significativo è rappresentato dalla coesione tra istituzioni, associazioni di categoria e sindacali su alcune priorità: aeroporto, trasversale, Stati generali delle Costruzioni, Focus Impresa e Lavoro.

Da questa sintetica analisi si possono cogliere spunti utili per disegnare un percorso di crescita condiviso per questo territorio, evitando di cedere alla tentazione di scaricare su altri le responsabilità. Questo significa costruire consensi intorno ai punti considerati strategici per arrivare a scrivere insieme l’Agenda delle priorità della Tuscia. Questi alcuni punti che ritengo basilari:

creare reti di impresa per essere più competitivi soprattutto sui mercati internazionali;

puntare con determinazione al completamento della Trasversale (mettere in campo tutte le possibili soluzioni, incluso project financing);

rafforzare investimenti su qualità e innovazione;

rendere fluido il percorso nel triangolo giovani-formazione-impresa;

ridurre e semplificare il processo decisorio nel comparto edile, accogliendo le richieste che già negli Stati generali delle Costruzioni erano state sollevate (piano casa, housing sociale, interventi nei centri storici);

puntare sulla “green economy” anche per il comparto edile (riduzione costi utenze, smaltimento rifiuti, migliore vivibilità).

Con questa nuova consapevolezza si può avviare un cammino capace di offrire alle nostre imprese e ai nostri figli un futuro sostenibile e duraturo.

Ferindo Palombella
Presidente della Camera di Commercio di Viterbo


L’intervento di Marcello Meroi, presidente della Provincia di Viterbo

Quarant’anni splendidamente portati. E soprattutto ben spesi. E’ davvero un piacere essere qui oggi a celebrare questo importante traguardo di Federlazio, che dà la concreta percezione del radicamento dell’associazione sul territorio e della sua vicinanza alle piccole e medie imprese del viterbese.

Ha fatto bene il presidente Orsolini nel suo intervento d’apertura a ricordare l’importanza fondamentale delle Pmi nel nostro Paese e nella nostra provincia, perché se l’Italia oggi riesce, seppur con estrema fatica e con enormi difficoltà, a tenere botta di fronte al massacro della crisi finanziaria che da tempo attanaglia il sistema economico mondiale, è solo grazie ai settori produttivi delle piccole e medie imprese. Mi chiedo: perché massacrare coloro che sono il motore della nostra economia e del nostro Paese? La politica deve creare le condizioni essenziali per dare un aiuto concreto, facendo rete.

Io credo che in questi anni la collaborazione tra Federlazio e le istituzioni locali abbia portato a passaggi cruciali per la crescita del territorio. Penso, per esempio, ai tavoli di concertazione per erogare formazione professionale secondo le richieste che ci sono arrivate direttamente dalle aziende. O alla presenza dei rappresentanti dell’associazione al tavolo di incontro con la Sat spa per la realizzazione del Corridoio tirrenico. Sono convinto che una buona amministrazione pubblica sia quella che metta l’impresa privata nella migliore condizione possibile per operare, ed ecco perché è necessario attivare tutte quelle iniziative che eliminino burocrazia e aiutino effettivamente e concretamente le piccole e medie imprese in difficoltà, al di là della loro forza e della loro consistenza economica.

Istituzioni, politica, impresa, associazioni di categoria e istituti di credito devono fare muro comune per sostenere le Pmi, oggi più che mai, soprattutto per ciò che concerne l’adozione dei nuovi accordi interbancari di vigilanza prudenziale previsti dall’accordo di Basilea 3, che sarà attuato gradualmente a partire dalla fine del 2012 ed entrerà a regime nel 2019, e che prevede l’innalzamento dall’8 al 10,5% del requisito minimo patrimoniale complessivo. In questo momento congiunturale così delicato non si può correre il rischio di un’ulteriore e dannosa stretta sui prestiti e di una sempre maggiore difficoltà a concedere credito alle imprese.

Fatte salve alcune positivissime ed illuminate eccezioni, credo di interpretare il sentimento degli imprenditori nell’evidenziare sul nostro territorio una ormai cronaca reticenza delle banche, presenti in numero sempre maggiore, a partecipare in maniera sostanziale alla crescita del territorio. Da tempo vado ripetendo che se vogliamo tirarci fuori dalla crisi è obbligatorio evitare altre spirali recessive, specie in un Paese in cui le proposte di sviluppo da parte dell’Esecutivo che lo guida sono pari allo zero.

Ecco perché guardo con favore alla proposta europea di adottare il “Pmi Supporting Factor”, un fattore di bilanciamento per riequilibrare il previsto aumento quantitativo dei requisiti patrimoniali delle imprese, che a regime dovrebbe essere del 30% superiore rispetto all’attuale.

Un meccanismo che permetterebbe alle banche di eludere l’obbligo di aumentare l’assorbimento di capitale, garantendo un maggiore accesso al credito alla piccola e media impresa, ritenuto un elemento necessario per superare la crisi dell’economia europea anche dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi.

La crisi delle Pmi, infatti, va ben oltre i confini del nostro territorio e del nostro Paese, dato che le piccole e medie imprese (dati ABI) costituiscono il 99,8% delle imprese europee, occupano circa 90 milioni di lavoratori (circa il 67,4% degli occupati totali) e generano il 58% della ricchezza totale (in termini di valore aggiunto). Chiudere i rubinetti a questo sistema che già lamenta carenza di liquidità significa condannare l’Italia e l’Europa alla rovina. Non possiamo più pensare a salvaguardare il patrimonio delle banche, ma dobbiamo impegnarci a garantire la sopravvivenza di quel tessuto produttivo che adesso ha necessità di accedere a quel capitale attraverso il credito.

E’ l’economia reale, il mondo delle imprese e del lavoro, ad aver necessità di un sostegno che si traduce in disponibilità del credito per investire. Proprio in questa sede, dunque, proprio dalla casa delle imprese lancio di nuovo il mio appello alle banche: non lasciamo sole le piccole e medie imprese. Solo se tutti insieme saremo disposti a fare la nostra parte, nell’ambito delle rispettive competenze, riusciremo davvero a superare la crisi e a dare una prospettiva di sviluppo vera a questo Paese.

Marcello Meroi
Presidente della Provincia di Viterbo


Condividi la notizia:
24 settembre, 2012

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR