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Fiorito: “Con le fatture false non c’entro niente”

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Franco Fiorito [3]

Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo

Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo [4]

Franco Fiorito dopo l'interrogatorio, con l'avvocato Carlo Taormina

Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo [5]
Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo [6]
Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo [7]

“Con le fatture false non c’entro niente. Non ho mai incontrato Paolo Gianlorenzo in vita mia. L’inchiesta sulla Birindelli è una questione tutta viterbese”.

Franco Fiorito risponde a mitraglia alle domande dei giornalisti (fotocronaca [8]fotocronaca2 [9] * video: Fiorito: Non so nulla di fatture false [10] *  Fiorito inseguito da Staffelli di Striscia [11]). Sono le 15,40 quando esce dall’ufficio del pm viterbese Massimiliano Siddi.

Dopo quasi quattro ore di interrogatorio, varca il portone che taglia in due il corridoio della procura e prende l’ascensore. I giornalisti lo assalgono. Lui sorride, scortato dalla polizia e dall’avvocato Carlo Taormina.

“L’interrogatorio di oggi sarà un’ulteriore prova della nostra trasparenza”, commenta l’ex capogruppo regionale Pdl. Gli inquirenti viterbesi lo hanno voluto ascoltare come testimone nell’ambito di una nuova indagine. Un fascicolo conoscitivo, per ora senza indagati, aperto dopo la denuncia sporta per diffamazione dal capogruppo dimissionario Francesco Battistoni e dalle aziende le cui fatture sarebbero state taroccate.

Proprio su questo verte la nuova indagine della procura di Viterbo: sulle presunte fatture falsificate o create ex novo e inserite nel dossier presumibilmente confezionato per screditare Battistoni. Nei giorni scorsi, è stato insinuato che sia stato Fiorito a divulgarle e persino a taroccarle. Ma con quelle fatture finte lui sostiene di non avere nulla a che fare. E quanto a Paolo Gianlorenzo, il giornalista inquisito per la macchina del fango a Battistoni, Fiorito dice di non averlo mai incontrato. Anche se Gianlorenzo ritiene di aver preso il dossier dall’ex capogruppo.

“Abbiamo consegnato al magistrato tutti i bilanci compresi i conti in banca e gli originali di quelle fatture – dice Fiorito -. Effettivamente alcune non corrispondono. Ma di questo noi non sappiamo niente. La vera macchina del fango è stata ordita ai miei danni. Quello che ho letto su alcuni giornali, in questi giorni, lo dimostra”.

La congiura, insomma, non sarebbe contro Battistoni, costretto alle dimissioni da capogruppo Pdl dopo il dossier incriminato, ma contro Fiorito, che dice di essersi mosso per primo per segnalare le anomalie. “Il 18 luglio ho scritto una lettera alla Polverini e ai consiglieri per mettere per iscritto questi fatti. L’unica risposta che ho ricevuto è stata farmi cacciare da capogruppo”.

Se fosse vero, il presidente della Regione Lazio avrebbe avuto tutti gli elementi per scoprire i maxiprelievi dai conti del Pdl. Ma per Fiorito, la governatrice del Lazio non ha mai letto quella lettera. Lui non glielo rimprovera: “La Polverini è un ottimo presidente della Regione”, afferma entrando nell’auto che lo porterà a Fiumicino, diretto a Milano.

Quanto alle feste, alle cene e alle trasferte da migliaia di euro, Fiorito non prova il minimo senso di colpa. Se dovrà chiedere scusa a qualcuno, ci penserà alla fine di tutta questa storia. Per ora, non ritiene di doversi ritirare dalla politica. “Se il consiglio regionale sarà sciolto mi ricandiderò – dichiara -. Non vedo perché non dovrei farlo. Mi sono reso disponibile a restituire 400mila euro, ma lo farò solo se anche gli altri consiglieri riterranno che le cifre in questione siano esagerate e faranno lo stesso gesto. Ogni consigliere aveva sue spese e sue cartelle ed era responsabile di quello che faceva”.

Stefania Moretti


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