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Ronciglione - Processo a un sessantenne accusato di aver incendiato un terreno - Parlano due testimoni oculari

“Lo abbiamo visto appiccare il fuoco”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Ha cominciato a spargere semi sul terreno. Ha girovagato un po’ con la macchina. E alla fine ha gettato qualcosa di infiammabile dal finestrino contro un mucchio di rami secchi, che subito hanno preso fuoco.

Così i testimoni ascoltati ieri mattina al tribunale di Viterbo ricostruiscono l’incendio del 17 luglio scorso nella campagna ronciglionese.

Per quel rogo, estesosi per 200 metri in un noccioleto in località Barco, fu arrestato un uomo sulla settantina, oggi sotto processo.

Delle persone ascoltate dal giudice Gaetano Mautone, c’era anche il proprietario del terreno confinante con quello bruciato. Un ronciglionese che, da anni, ha ingaggiato una battaglia legale contro l’arrestato, proprio per il possesso di quel terreno. Il 60enne ritiene che sia demaniale e, quindi, di proprietà del Comune. Ma il testimone sentito ieri, non ci sta.

“L’ho comprato insieme a mio fratello – ha spiegato l’uomo in aula -. Questo signore, però, sostiene che sia suo e lo tratta come tale, arandolo e causando, tra l’altro, gravi danni alle piante. Il giorno dell’incendio lo avevano visto di nuovo seminare il terreno, così sono andato lì con un amico. Nel pomeriggio, verso le 17,45, ha cominciato a girare con la macchina nel campo confinante. Poi si è avvicinato a un cumulo di rami secchi. Ha gettato un qualcosa, come uno straccio infuocato, dal finestrino e se n’è andato, mentre l’incendio si propagava”.

La sua versione è stata confermata dall’amico, anche lui testimone oculare dell’incendio. Carabinieri e polizia locale sono intervenuti subito dopo l’allarme dato dai due. Sia il luogotenente Angelo Fazzi che il comandante dei vigili urbani Antonio Mocavini hanno dichiarato, davanti al giudice, di aver incrociato il 60enne in strada Ponterotto. La stessa che conduce al terreno. Per l’uomo, rintracciato poco dopo, è poi scattato l’arresto con l’accusa di incendio. Dopo un periodo ai domiciliari, il pensionato ha ottenuto l’obbligo di firma.

La difesa ribatte che nell’auto dell’uomo non sono stati trovati né accendini né materiale infiammabile. C’era solo una ghirba che, però, conteneva acqua, e una motosega.

L’accusa ha chiesto l’aggravamento del capo di imputazione, perché a fine agosto, a oltre un mese dall’incendio, l’arrestato avrebbe aggredito il proprietario del terreno e il fratello.

Il 10 ottobre la parola passerà all’ultimo testimone, un maresciallo dei carabinieri di Ronciglione, e all’imputato.


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22 settembre, 2012

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