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Politica - Udc commissariato, per Rodolfo Gigli l'unica via possibile

“Adesso mi sento libero”

di Giuseppe Ferlicca
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Lorenzo Cesa e Rodolfo Gigli

Lorenzo Cesa e Rodolfo Gigli

– “Adesso siamo tutti più liberi, il commissariamento era la scelta più naturale”.

Nell’Udc c’è chi come Francesco Bigiotti non si arrende nel braccio di ferro tra Santucci – Brachetti e gigliani e chi invece prende tutta la vicenda con filosofia. E’ lo stesso Rodolfo Gigli, nonostante quanto affermato in passato.

“L’arrivo del commissario – spiega Gigli – era la soluzione più naturale. Dopo l’incontro a Roma con il segretario Cesa era stata individuata una soluzione per verificare d’uscire dalla tensione interna. Ma ieri alla prima riunione non si sono presentati. La cosa migliore era arrivare al commissariamento”.

Sancendo l’impossibilità di sanare la frattura. “C’era il rischio di confrontarsi con chi sta remando contro – prosegue Gigli – è bene che il partito nazionale si assuma la responsabilità di gestire questa fase. Siamo tutti più liberi.

Ora c’è chi rappresenta il partito piuttosto che andare a un maggiore inasprimento”.

Non c’è dialogo. “L’occasione per confrontarci – prosegue Gigli – Cesa l’ha offerta, ma si sono sottratti al confronto, così mi hanno detto. Allora è stata presa la soluzione più responsabile”. Detto da chi ha avversato l’arrivo del commissario, dopo le famose due lettere spedite al nazionale, vuol proprio dire che nel partito si è arrivati alla frutta.

La rottura arriva in un momento non proprio opportuno, con la vicinanza delle elezioni. Come ci arriva il partito?
“Vedremo – osserva Gigli – non è che il partito sia qualcosa di particolarmente organizzato. Ho cercato con amici in passato di realizzare qualcosa che potesse rappresentare una formazione politica, secondo una mia concezione, per quello che ho appreso nel corso degli anni. Mi sembra di capire che c’è chi va in direzione opposta.

Allora se ne prende atto e ci si adegua alle situazioni così come si presentano”.

Un Gigli remissivo. Si fa fatica a crederlo. Non remissivo, mi sento libero – continua Gigli – ho lavorato per portare il partito unito fino al congresso, pagando un prezzo fin troppo alto, poi è successo quello che è successo. Ne prendo atto. Ora basta.

Vediamo chi rappresenterà il partito e se sarà in grado all’atto pratico di dimostrare quanto vale veramente.

E’ comunque una vicenda che reputo non vada enfatizzata più di quanto non meriti”.

Giuseppe Ferlicca


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20 ottobre, 2012

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