--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Processo museo civico - Si difende così l'architetto Ferdinando Contessa

“Impossibile risalire alle cause del crollo”

Condividi la notizia:

L'avvocato Roberto Alabiso

L'avvocato Roberto Alabiso

L'avvocato di Mario Rossi, Giovanni Labate

L'avvocato Giovanni Labate

L'avvocato Marco Russo

L'avvocato Marco Russo

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti, pubblica accusa al processo per il crollo del museo civico

Impossibile risalire alle cause del crollo. Di conseguenza, a presunte responsabilità degli imputati.

Si difende così l’architetto Ferdinando Contessa, accusato insieme ad altre tre persone di non aver fatto abbastanza per evitare il crollo del museo civico viterbese, sbriciolatosi il 25 maggio 2005.

Il suo avvocato Roberto Alabiso ha preso la parola all’udienza di ieri mattina. La penultima del processo sul museo civico, che si concluderà a novembre con una sentenza sul filo della prescrizione.

“Neanche i consulenti tecnici hanno saputo ricostruire le cause del crollo – ha dichiarato Alabiso -. Come si fa, allora, a sostenere che Contessa è tra i responsabili?”. Per l’architetto, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

Il collega Giovanni Labate, difensore degli altri due imputati Fabio Pizzi e Simone Morucci, ha puntato, invece, sulle competenze dei due geometri. “Non avevano alcun titolo per valutare la pericolosità delle crepe sulla parete della pinacoteca del museo – ha affermato Labate nella sua arringa -. Quel compito poteva spettare, semmai, a un ingegnere a un architetto. Pizzi e Morucci erano l’ultimo anello della catena. C’è una sola segnalazione della direttrice del museo per una crepa sulla parete e risale al 2000. La missiva è indirizzata al settore Sport, Turismo e Cultura del Comune di Viterbo, che l’ha, a sua volta, girata al settore Lavori pubblici e, quindi, a Izzi e Contessa. Ma non a Pizzi e Morucci“.

Anche l’avvocato Labate ha chiesto l’assoluzione, ma con una diversa motivazione: il fatto non sussiste.

L’ex dirigente del settore Lavori pubblici Paolo Izzi si era difeso all’udienza del 16 maggio. “Si è ritrovato col cerino in mano – spiegò il suo legale Marco Russo – Non doveva nemmeno essere indagato. E’ diventato dirigente due anni dopo l’unica lettera che segnalava la crepa. Che poteva saperne?”.

Le accuse sono crollo colposo e lesioni, per le ferite di lieve entità riportate da una donna travolta dalle macerie mentre passeggiava col nipotino.

Una tragedia sventata per caso. L’inaugurazione che doveva tenersi all’ora esatta del crollo fu spostata all’ultimo momento, evitando un afflusso di persone che potevano restare schiacciate da quell’inferno di pietre e polvere.

Per i quattro l’accusa ha chiesto condanne dai nove mesi a un anno e mezzo. La sentenza è attesa per il 14 novembre, dopo le repliche di pm e difensori.


Condividi la notizia:
19 ottobre, 2012

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR