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Tribunale - Tra questi, anche l'imprenditore di pompe funebri di Bolsena, accusato di aver fatto trovare una testa d'agnello insanguinata a un suo concorrente

Operazione Lions, patteggiano in tre

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Spartaco Pasquini, 45enne

Spartaco Pasquini

Claudio Pezzini, 58enne

Claudio Pezzini

Hanno patteggiato tre imputati del processo Lions.

Si tratta di Spartaco Pasquini, l’imprenditore di pompe funebri di Bolsena accusato di tentata estorsione e minacce, e di Claudio Pezzini, antiquario, anche lui bolsenese, entrambi arrestati nel blitz dei carabinieri del settembre 2011.

L’operazione, denominata Lions, portò all’arresto di 11 persone, accusate a vario titolo di ricettazione di opere d’arte, detenzione di droga e armi, furto, spendita di banconote false, usura, minacce e tentata estorsione.

Le ultime due accuse, in particolare, pendono su Pasquini, che solo per una, quella di tentata estorsione, ha patteggiato, ieri mattina, un anno e otto mesi di reclusione. Secondo il pm Stefano D’Arma, titolare dell’indagine, il titolare dell’unica impresa di pompe funebri di Bolsena avrebbe contattato Sebastiano Masuero, calabrese residente a Soriano nel Cimino, per far trovare una testa d’agnello insanguinata a un imprenditore di San Lorenzo Nuovo, suo concorrente e oggi parte civile al processo.

Anche Masuero, ritenuto l’esecutore materiale dell’intimidazione, era tra gli 11 arrestati. A gennaio sarà giudicato con rito abbreviato dal tribunale di Viterbo. Sempre a gennaio si aprirà il processo a Pasquini con rito ordinario per le lettere minatorie inviate a un carabiniere e al consigliere comunale di Bolsena Maurizio Puri.

Quanto a Pezzini, l’antiquario ha patteggiato due anni e dieci mesi per tutti i reati contestati: ricettazione di opere d’arte, usura e furto.

Una terza persona, arrestata sempre nello stesso blitz del settembre 2011, ha optato per il patteggiamento: un anno di reclusione con la condizionale. L’accusa, in questo caso, era detenzione di cocaina ai fini di spaccio.


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12 ottobre, 2012

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