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Inchiesta conti Pdl - Il gip: Verosimilmente pagata con i soldi del gruppo regionale Pdl

Quella villa al Circeo da 800mila euro…

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Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo

Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo

Franco Fiorito in procura a Viterbo
Franco Fiorito
Franco Fiorito in procura a Viterbo
Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo
Franco Fiorito esce dalla procura di Viterbo

(s.m.) – Utilizzo incontrollato di carte di credito. Fatture taroccate per alimentare la guerra politica. E una villa al Circeo verosimilmente pagata con i soldi del partito.

Di questo e altro parla l’ordinanza del gip Stefano Aprile. 29 pagine con cui il giudice del tribunale di Roma ha autorizzato l’arresto di Franco Fiorito, ex capogruppo regionale Pdl indagato a Roma per peculato e a Viterbo per falso e diffamazione.

Il federale di Anagni è a Regina Coeli da stamattina. I magistrati romani gli contestano di aver risucchiato un milione e 300mila euro dai conti del gruppo regionale Pdl. Di questi, 100mila euro sarebbero stati trasferiti in un solo giorno, il 2 luglio scorso, attraverso sei bonifici nazionali e sette esteri. Un'”accelerazione” che per il gip si può spiegare solo “con l’approssimarsi della discoperta delle ruberie”.

Fiorito, in pratica, aveva i minuti contati. L’ordinanza di custodia in carcere non poteva più aspettare. Le esigenze cautelari, come scrive il gip Aprile, c’erano tutte. Pericolo di fuga, reiterazione del reato, per la qualifica di pubblico ufficiale che continua a mantenere. Ma anche inquinamento delle prove, attraverso il “depistaggio mediatico nei confronti dei testimoni a suo carico”.

Per il tribunale di Roma, Fiorito avrebbe fatto un uso spregiudicato dei media per cercare di seminare confusione tirando in ballo altri. “Un gioco al massacro”, come lo ha definito l’ex assessora regionale Angela Birindelli, che per il gip romano equivale a un tentativo di sparare nel mucchio, confondendo responsabilità personali e collettive.

Parallela al depistaggio è la falsificazione delle fatture. Fiorito le ha smistate e conservate per usarle a tempo debito contro i suoi avversari politici, primo tra tutti Francesco Battistoni. Il federale di Anagni lo ha detto a chiare lettere ai magistrati romani all’interrogatorio del 19 settembre: “Le accuse formulate dall’onorevole Battistoni e apparse a mio carico sui giornali nascono da un clima di lotta politica all’interno del gruppo. Nel periodo in cui è apparsa la notizia, ho ritenuto opportuno rispondere alle accuse e controbilanciare la mia posizione, segnalando spese discutibili e collazionando le fotocopie di alcune fatture, presentatemi dai consiglieri”. Ma quelle fatture, gonfiate ad arte per triplicare il discredito, sono diventate un’arma a doppio taglio per Fiorito, indagato, da ieri, anche a Viterbo, proprio per la falsificazione di quei documenti.

Nel tritacarte di casa Fiorito, tra l’altro, sono stati trovati frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl. Altro indizio, secondo il gip, che l’ex capogruppo poteva disporre “liberamente della documentazione che custodiva” e quindi, eventualmente, manipolarla o distruggerla.

“Pretestuose e illogiche” sono definite le giustificazioni di Fiorito in merito agli autobonifici sui suoi conti. “Mi attribuivo mensilmente una quota di 4.190 euro per la mia carica di consigliere e di 8.390 euro per le due cariche di presidente di commissione e di capogruppo”, dice l’arrestato, ma per il gip è smentito “dalla prassi, dai testimoni e dalla legge”.

C’è, poi, quella lussuosa villa sul promontorio del Circeo, costata 800mila euro: 600mila secondo l’atto di compravendita e 200mila in contanti, la cui provenienza è ancora tutta da chiarire. Un dato “preoccupante”, secondo l’ordinanza, che induce a “ritenere che la provvista utilizzata per pagare l’intero prezzo della villa sia comunque proveniente dai delitti contestati”. In pratica pagata, probabilmente, con i soldi del Pdl.


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2 ottobre, 2012

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