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Viterbo - Tribunale - Le difese, deluse, annunciano l'appello

Crollo del museo civico, le difese: Non doveva finire così

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Crollo del Museo Civico 25 maggio 2005

Il crollo del museo civico del 25 maggio 2005

L'avvocato Marco Russo

L'avvocato Marco Russo

L'avvocato Roberto Alabiso

L'avvocato Roberto Alabiso

L'avvocato Giovanni Labate

L'avvocato Giovanni Labate

Il pm Paola Conti

C’è delusione tra le difese del processo per il crollo del museo civico.

I legali degli imputati commentano senza entusiasmo la sentenza emessa ieri dal giudice Turco: quattro condanne, per disastro colposo (pena condonata) e non luogo a procedere per lesioni, per l’architetto Ferdinando Contessa, l’ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Viterbo Paolo Izzi e i geometri Fabio Pizzi Simone Morucci. Tutti dipendenti comunali.

“Ci aspettavamo un esito diverso”, afferma l’avvocato Giovanni Labate. I colleghi Marco Russo e Roberto Alabiso concordano. “Rispettiamo la sentenza – dicono – ma adesso vogliamo leggere le motivazioni. Poi faremo appello”. Sempre che ce ne sia il tempo: il museo di piazza Crispi si sbriciolò il 25 maggio del 2005. Il boato risuonò per tutta la città. Solo una donna che passeggiava con il nipotino rimase ferita. Per il reato di lesioni nei suoi confronti i quattro sono stati prosciolti perché la donna ha ritirato la denuncia.

La strage fu evitata solo per il rinvio in extremis di un’inaugurazione. Altrimenti sarebbe stata un’ecatombe.

I sette anni e mezzo per dichiarare prescritto il reato di crollo colposo sarebbero già quasi scaduti, se non fosse per alcune interruzioni che spostano il termine alla prossima primavera.

Gli avvocati hanno appena il tempo di impugnare e ottenere udienza davanti alla Corte d’Appello. La prescrizione arriverà in corso d’opera.

Resta il fatto che, per i difensori, gli imputati andavano assolti. Paolo Izzi diventa dirigente del settore comunale Lavori pubblici quasi tre anni dopo la lettera della direttrice del museo, che avvertiva di una crepa sospetta. Nove le segnalazioni inviate in tutto dal museo al Comune. Per l’accusa gli imputati le hanno deliberatamente ignorate. Per le difese, le contromisure non erano di loro competenza.

“Neanche i periti hanno saputo ricostruire le cause del crollo. Come si può gettare la croce su Contessa?”, ha affermato, durante la sua arringa, l’avvocato Alabiso, difensore dell’architetto responsabile della manutenzione per il settore Lavori pubblici.

E poi i geometri Fabio Pizzi e Simone Morucci. L'”ultimo anello della catena”, come li ha definiti il suo avvocato Giovanni Labate. Che “non avevano alcun titolo per valutare la pericolosità delle crepe sulla parete della pinacoteca”.

Stupore non solo per la condanna, ma anche per la pena. Il pm Paola Conti aveva chiesto un anno per Contessa e Izzi e nove mesi per i due geometri. Il giudice, invece, ha condannato tutti a un anno, senza fare differenze tra le varie posizioni.

Agli avvocati non resta che rimanere in attesa. Sessanta giorni è il termine fissato per il deposito della sentenza. Altri 45, ne avranno a disposizione per scrivere i loro motivi d’appello. Tutto per ritrovarsi, alla fine, con una sentenza di estinzione del reato per prescrizione che non piace a nessuno.


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15 novembre, 2012

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