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Primarie del centrosinistra - Intervista al consigliere regionale del Pd Giuseppe Parroncini che fa una apertura di credito al sindaco di Firenze e ribadisce che non si ricandiderà per la Pisana

“Scegliere Renzi non è un crimine”

di Paola Pierdomenico
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Giuseppe Parroncini

Giuseppe Parroncini

– “Scegliere Renzi non è un crimine”.

E’ una voce fuori dal coro quella di Giuseppe Parroncini, consigliere regionale del Pd, che fa una lucida analisi sulle primarie del centrosinistra di domenica scorsa.

Votare Renzi al posto di Bersani non è un reato, come pensa qualcuno.

Non si tratta di un gioco della torre in cui si deve buttare giù uno per salvare l’altro. Per il consigliere regionale del Pd, del resto, Renzi ha avuto il merito di mettere in moto un popolo che, tradizionalmente, non è vicino agli apparati di partito. Ha allargato il consenso ed è una risorsa al pari di Bersani.

Come sono andate le primarie di domenica scorsa?
“E’ stata una bella prova di partecipazione democratica – commenta Parroncini -. Serviva riattivare il legame con gli elettori che ultimamente hanno poche occasioni di esprimersi. Solo per questo sono un fatto positivo. C’è stata libera partecipazione, al di fuori degli apparati e del voto organizzato”.

Cosa ne pensa invece del risultato?
“Bisogna rispettare sia quello di Bersani che quello di Renzi, evitando di dare giudizi sommari o di dividere gli elettori in buoni e cattivi. Entrambi i candidati per me sono una risorsa per il Pd e per il centrosinistra. Renzi poi ha dimostrato coraggio e il tema del rinnovamento ha fatto breccia”.

Come giudica le percentuali ottenute a Viterbo dal sindaco di Firenze?
“A Viterbo vedo un popolo nuovo che chiede di essere protagonista e che ha spezzato i vecchi equilibri. Tanta della gente che è venuta ai seggi non si conosceva, sono persone che non frequentano le sedi di partito. Questo indica una nuova vitalità nella società e, il fatto che Renzi abbia prevalso, vuol dire che si fa sempre più spazio l’esigenza di cambiamento”.

Lei che significato dà a tutto questo?
“Il risultato di Viterbo è un segnale di insofferenza dell’elettorato di centrosinistra. Insofferenza per come il Pd ha lavorato negli ultimi anni. E’ anche una richiesta di cambiamento che deve passare attraverso le primarie. Dopo il voto di domenica, come si può pensare di non farle e di non far esprimere quel popolo che si è mobilitato da solo ed è venuto a votare. Sono ormai obbligatorie”.

Vittoria di Renzi a parte, c’è da fare i conti anche con le 600 preferenze di Nichi Vendola…
“Anche in questo caso si tratta, in buona parte, di un voto di opinione. Sono persone che rivendicano una politica più spostata a sinistra”.

Sel dunque sarebbe un buon alleato per le comunali di Viterbo?
“Certo – esclama – è indispensabile. Ritengo che l’apporto di Sinistra ecologia e libertà sia fondamentale, per questo le primarie che faremo dovranno essere di coalizione”.

In alcune città, che sono suoi punti di riferimento del suo gruppo, come Tarquinia, ha vinto Renzi. La prende come una sconfitta?
“No assolutamente. Anche io ho espresso pubblicamente il mio sostegno a Bersani per la sua onestà e concretezza, ma se c’è qualcuno della mia area che si è espresso per Renzi, non lo reputo un crimine. Bisogna rispettare le singole persone, non siamo in una caserma e non dividerei gli elettori in buoni e cattivi, come ha fatto qualcuno… “.

Cosa intende, c’è qualcuno che ha remato contro?
“Qualche forzatura c’è stata e i giudizi trancianti dati su Renzi con un atteggiamento di sfida hanno danneggiato Bersani rendendo invece più simpatico il sindaco di Firenze. Alcune frasi potevano essere evitate, rispettando semplicemente il confronto. Ognuno di noi fa la sua campagna elettorale sostenendo le proprie argomentazioni, ma non esageriamo e non drammatizziamo certe situazioni. In fondo si tratta sempre di due esponenti di uno stesso partito. Al ballottaggio, mi auguro vinca Bersani, ma se vincerà Renzi non ci vedo nulla di irreparabile”.

Il riferimento, anche se Parroncini sul nome preferisce glissare, è chiaramente a Sposetti che in questi giorni ha attaccato pesantemente Renzi danneggiando non poco Bersani.

Secondo lei a Viterbo ci sono stati pezzi della destra che sono stati manovrati?
“Assolutamente no, anche perché il filtro era molto rigoroso con le preiscrizioni, le iscrizioni e il versamento. A Viterbo poi ci conosciamo tutti e se ci fosse stato qualche movimento di truppe cammellate del centrodestra, lo avremmo scoperto subito. Sono venuti a votare cittadini normali, forse anche di area moderata, ma comunque persone che lo hanno fatto spontaneamente”.

Cosa ne pensa del fenomeno Renzi dal punto di vista dei contenuti. Per lei può rappresentare un danno per il centrosinistra e soprattutto per il Pd?
“Ma quale danno – esclama -. Renzi punta più su alcuni temi, ma sempre con valori che fanno parte della tradizione del centrosinistra. Bersani, forse, tende più a sinistra, ma ripeto entrambi sono una risorsa. La scelta poi dipende dagli orientamenti delle persone e non è un gioco della torre in cui si butta giù uno per salvare l’altro. Secondo me sia Bersani che Renzi servono al Pd, all’Italia e al centrosinistra”.

Senza Renzi, per lei, che significato avrebbero avuto le primarie. Come sarebbero andate?
“Sarebbero state molto più sottotono e avrebbe sicuramente prevalso l’apparato. Invece con Renzi si è messo in moto un popolo che, tradizionalmente, non è vicino agli apparati di partito. E questo è importante perché ha allargato il consenso. Su Renzi ho visto molto entusiasmo che in politica è fondamentale. Senza, non si va da nessuna parte”.

Come giudica le dichiarazioni di Giuseppe Fioroni e di Ugo Sposetti sul risultato delle primarie?
“Il commento di Fioroni mi è sembrato molto equilibrato. L’ex ministro ha preso atto del risultato, anche perché in politica bisogna fare i conti con i fatti e non con le aspettative o i desideri. Quanto accaduto domenica ci impone di riflettere sulla situazione provinciale e nazionale. Quello di Sposetti invece mi è sembrato un giudizio piuttosto tranciante. Mi chiederei, invece, il perché di certe situazioni, senza demonizzare chi non ha votato per Bersani”.

Cosa ne pensa invece di Rosy Bindi quando dice che Renzi è un ospite del Pd?
“Non condivido. I candidati sono protagonisti e nessuno è ospite. Eviterei i giudizi sprezzanti che, in questa fase, sono controproducenti, anche perché poi dovremo convivere e conquistare il governo del paese”.

Quindi, per lei, Renzi non è un corpo estraneo…
“Non lo penso assolutamente. Certo – ammette – lui ha il suo profilo e la sua impostazione e in questa fase è comunque uno sfidante che deve cercare degli argomenti per stimolare la discussione. Non è però un corpo estraneo”.

Domenica, 2 dicembre, c’è il ballottaggio. Secondo lei è scontata la vittoria di Bersani?
“Non c’è niente di scontato. Con le regole imposte ieri per cui voterà solo chi lo ha fatto al primo turno, penso solo che Bersani partirà con un grande vantaggio. Sulla carta lui è il favorito per il distacco che ha sia a livello nazionale che provinciale. Ora bisogna vedere la capacità di mobilitazione al secondo turno in cui serve dare entusiasmo e convincere il proprio elettorato. Naturalmente spero che vinca Bersani, ma – avverte – niente deve essere scontato”.

Parlando proprio delle regole delle votazioni, secondo lei non era meglio far votare tutti senza eccessivi paletti?
“Per me hanno sbagliato quando hanno fatto il regolamento. Visto però che è stato fatto e accettato in tempi non sospetti, ora non mi pare opportuno cambiarlo dato che la partita è in corso. Mi dispiace per Renzi, ma ci potevano pensare prima e se ci sono delle regole si devono rispettare. Possiamo discutere, invece, sulla questione che viene preclusa ulteriore partecipazione”.

Dopo la vittoria di Renzi, a Viterbo, come si configura la geografia del Pd, esisteranno più le tre correnti di riferimento?
“Spero la vicenda di Renzi serva a destrutturare una geografia che ormai appartiene alla preistoria del Partito democratico viterbese. Ben vengano nuovi equilibri che puntano all’unità del partito e a scelte condivise. Non sono innamorato della mia area e tra l’altro ho anche detto che non mi presenterò più come consigliere regionale. Sono ormai al terzo mandato, vorrei però che lo stesso venga detto anche da chi è ormai al quarto”.

In tutto questo processo, quali sono le responsabilità di Ugo Sposetti e di Alvaro Ricci, se ne hanno?
“Ho visto un Pd viterbese molto chiuso in sé stesso. Non per niente, dopo il congresso, c’è stata una gestione unilaterale del partito. A governare il partito era Ricci senza una parte consistente dello schieramento che rappresenta il 44%. Solo negli ultimi mesi ci si è aperti a questa minoranza. Per me questo è stato uno sbaglio che ha indebolito il Pd perché un partito con una concezione padronale non va da nessuna parte. Bisogna coinvolgere tutte le energie. E’ stato uno sbaglio e se ne sono pagate le conseguenze”.

Da consigliere regionale e nell’ondata dell’antipolitica che sta investendo il paese, non crede sia stata una follia aumentare i fondi per i gruppi regionali da uno a 12 milioni?
“Abbiamo sbagliato ad accettare quell’aumento che è stato tra l’altro proposto dall’assessore al Bilancio Cetica. Abbiamo sbagliato a non dire di no, anche se poi i fondi li abbiamo usati secondo dei criteri specifici pubblicando online tutte le spese. Altri gruppi hanno agito diversamente senza. L’errore è a monte, ma non vogliamo essere equiparati a certe situazioni”.

Non le sembra sia arrivato il momento di dare spazio a volti nuovi, a qualche giovane non ubbidiente con ambizioni e capacità politiche. Perché esistono, sa?
“Sono d’accordissimo a dare spazio a persone nuove – conclude -. Anche per la regione auspico una selezione democratica con un ampio coinvolgimento. Ho fatto un passo indietro e sposo volentieri questa causa. Ben vengano giovani con le proprie idee, il proprio profilo e che soprattutto guardino agli interessi del territorio”.

Paola Pierdomenico


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28 novembre, 2012

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