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Viterbo - Negativo il biancio del 2012 tracciato dal presidente di Confagricoltura Giuseppe Ferdinando Chiarini e dal direttore Angelo Serafinelli

Agricoltura, un anno da dimenticare

di Francesca Buzzi

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Giuseppe Ferdinando Chiarini, presidente di Confagricoltura

Giuseppe Ferdinando Chiarini, presidente di Confagricoltura

Angelo Serafinelli, direttore di Confagricoltura

Angelo Serafinelli, direttore di Confagricoltura

Remo Parenti, vicepresidente di Confagricoltura

Remo Parenti, vicepresidente di Confagricoltura

Alessio Trani, vicepresidente di Confagricoltura

Alessio Trani, vicepresidente di Confagricoltura

La conferenza stampa di biancio del 2012 di Confagricoltura

La conferenza stampa di biancio del 2012 di Confagricoltura

– Agricoltura, un anno da dimenticare.

E’ un bilancio a dir poco negativo quello di Confagricoltura Viterbo-Rieti in merito al mondo delle produzioni agricole della Tuscia. “Non possiamo parlare neanche di chiaroscuro – esordisce il presidente Giuseppe Ferdinando Chiarini – perché avremmo davvero difficoltà a trovare il chiaro in mezzo a tutto questo scuro”.

L’agricoltura, settore che nelle province di di Viterbo e Rieti occupa una delle fette maggiori della produttività totale, esce da questo 2012 con un profondo segno meno causato da motivi diversi che si sono accumulati e hanno pesato su tutti gli indotti.

“La tassazione è aumentata – continua Chiarini – come è aumentato il prezzo del gasolio e le rendite catastali. Per non parlare poi dei disastri ambientali che hanno dato il colpo di grazia ad alcune zone, come la Maremma e in particolare Montalto di Castro, paese tra i più colpiti dell’alluvione del novembre scorso. La speranza, almeno, è che quello che esce dalle tasche degli agricoltori, riesca prima o poi a rientrare attraverso servizi, agevolazioni e incremento dello sviluppo”.

I dati parlano chiaro. “La difficoltà del nostro settore è tangibile  – dice il direttore Angelo Serafinelli -. Le imprese, spesso molto piccole, faticano ad andare avanti e devono compiere a volte sforzi esagerati per mantenere il personale e pagarlo anche nei periodi più cupi o in quelli in cui la produzione è necessariamente più bassa per via delle condizioni atmosferiche”.

Eppure c’è un segno più che non passa inosservato. “L’occupazione nel settore agricolo è cresciuta – continua Serafinelli -. Nel primo trimestre l’assunzione di manodopera ha registrato +6,7%, nel secondo ha superato l’incremento a due cifre +10,1%. Si è riscoperto così il valore sociale dell’agricoltura che in un periodo di crisi così pressante sta offrendo una seppur piccola possibilità di lavoro a persone escluse da altri settori. Se prima la maggior parte dei braccianti erano stranieri ora molti operai italiani si stanno riavvicinando alla terra”.

I problemi, comunque, rimangono in tutti i sottoinsiemi dell’agricoltura. “Il cerealicolo – continua il presidente Chiarini – ha avuto ricavi complessivamente nella media, ma questo significa che ci sono anche zone in cui il raccolto è stato molto negativo ed altre che hanno raggiunto eccellenze straordinarie. La zootecnia è in picchiata, basta pensare ai prezzi inaccettabili di latte e carne. Il vino e l’olio hanno subito un calo del 10% anche se sembra che la qualità sia davvero ottima. Per finire, per la frutta in guscio le cose vanno sempre peggio: le nocciole sono pochissime e le castagne rischiano seriamente di scomparire anche per colpa del cinipide”.

Per Confagricoltura, la chiave per uscire da questo impasse, o almeno provarci, è fare rete. “Il momento non è certo dei migliori – conclude il presidente Chiarini – ma noi siamo sempre a disposizione dei nostri associati. Gli agricoltori capiscono e apprezzano il nostro lavoro che, quotidianamente, è quello di far dialogare le imprese tra di loro, soprattutto quelle più piccole. Ogni giorno tanti nuovi associati si avvicinano a noi per far parte di questo sistema.

Nonostante la politica parli tanto del mondo dell’agricoltura, spesso questo non si traduce poi in aiuti concreti ai diretti interessati. Confagricoltura, invece, dà una mano concreta sia da un punto di vista burocratico che di comunicazione e questo, per provare ad uscire dalla crisi, è già tanto”.

Francesca Buzzi


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21 dicembre, 2012

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