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L'opinione di uno sporco comunista - Per scegliere il candidato a sindaco di Viterbo

I neon dei corridoi e il sole delle primarie

di Valerio De Nardo

Valerio De Nardo

– Durante una puntata del programma di Santoro su La7, una giovane mamma intervistata mi ha colpito particolarmente per la sua progressione linguistica.

Al termine delle sue considerazioni ha infatti affermato: “sono arrabbiata, preoccupata, spaventata”. Mi ha colpito enormemente questo suo passare in pochi istanti dal participio che meglio si addice a ogni populismo a quello dei coscienziosi riformisti per finire a quello che oggi potrebbe contraddistinguere ogni persona che porti su di sé la responsabilità di una famiglia, di una organizzazione, di altre persone che da essa dipendano.

La politica deve dare risposte, deve, senza raccontare favole, saper rassicurare le persone e lo deve fare con una piena legittimazione democratica. Per questo ho apprezzato molto la vicenda delle primarie del centrosinistra e con piacere vi ho preso parte.

Ho temperato matite indisponenti con temperini improbabili, fatto scavalcare la fila, con il dolce consenso della fila stessa, a signore coi capelli bianchi e le stampelle. Ho dato del lei ai diciottenni e del tu agli amici ed alle amiche coi capelli bianchi.

Abbiamo fatto sì, con altre decine di migliaia di donne e di uomini, che qualche milione di cittadini potesse partecipare a queste belle giornate. Abbiamo preso l’umido di piazza del Teatro per far lo spoglio e poi la fila alla sede del Pd per consegnare soldi, verbali, schede, insieme con coloro che da Acquapendente a Tarquinia altrettanto erano lì a fare, imprecando con simpatia e fratellanza per i tempi che, a sera di domenica, la burocrazia di coalizione ci imponeva.

Bella questa gente delle primarie! Quella che conosci e abbracci e baci, quella che non conosci ma gli offri il tuo sorriso, che viene ricambiato, tra prego, grazie e dieci minuti di fila che sono del tutto accettabili. Quella che sai che è di destra, ma perché non dovrebbe votare, anche se sai che vota il candidato che non è il tuo?

Negli ultimi giorni a Matteo Renzi è mancato il senso della misura (proprio in termini aritmetici, oltre che politici). Certa aggressività è stata vissuta come una mancanza di lealtà e di rispetto da parte di tanta gente che ha lavorato per le primarie e di gran parte dei tre milioni e passa di persone che si erano iscritte a votare al 25 novembre. Anche per questo ha perso.

Ma le primarie, se pure sarebbe stato giusto aprire anche al secondo turno (in verità non voluto in principio da Renzi) le iscrizioni a votare, si sono rivelate comunque ancora una volta uno strumento vero di partecipazione e di legittimazione democratica, anche grazie al cimento coraggioso di Renzi e dei suoi sostenitori. Per questo mi auguro che la miopia di certa parte del gruppo dirigente del Pd viterbese non faccia indugiare su questa strada per la scelta delle candidature a sindaco del capoluogo.

Ora, su scala nazionale, si apre una fase nuova, una partita che si gioca su vari terreni. Ne prendo uno ad esempio: la Tav. Ho trovato offensiva la scelta fatta da Monti e Hollande di rilanciare la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Essa è stata chiaramente una provocazione, un modo per farsi dir di no al cofinanziamento da parte di una Unione Europea impegnata nella discussione del bilancio fino al 2020, un modo per scaricare altrove la responsabilità di una scelta indifferibile: chiudere la partita di un’opera inutile e dannosa.

Ho trovato quella scelta offensiva nei confronti di chi ogni giorno prende il treno da Roma a Viterbo, consulta compulsivamente viaggiatreno.it, si avverte telefonicamente alle 6 e mezzo del mattino della opportunità di andare alla stazione successiva o a quell’altra ancora, semplicemente per arrivare al lavoro con meno di un’ora di ritardo perché sia stato rubato il rame o si sia rotta l’ennesima motrice. Andate a chiedere a loro se ritengono la Tav una opera utile per lo sviluppo del Paese…

Basta ipocrisie! Come è stato per il mitico aeroporto di Viterbo, che ancora all’Enac stanno ridendo per la credulità di tanta gente che pensava potesse costruirsi uno scalo nuovo in una zona priva di strutture e collegamenti.

Chiedete a Benetton e Ryanair, prima che agli abili manipolatori delle leggi finanziarie, chi mai abbia creduto che a Viterbo potesse esserci un aeroporto internazionale. Eppure abbiamo avuto per quattro anni un assessore all’aeroporto, mentre c’era chi, come Enrico Mezzetti, sosteneva anche isolato e inascoltato una battaglia di realtà e di verità, che tale oggi si rivela.

Queste primarie hanno riaffermato il valore della partecipazione popolare, della forza che milioni di persone affermano con il loro esserci, fare i seggi, stare in coda, votare. Le primarie sono una bella esperienza, il più delle volte vincente. Ed allora, in vista delle elezioni comunali di Viterbo, vorrei chiedere all’amico Ugo Sposetti: alla luce delle primarie nazionali, sotto quale illuminazione vogliamo inquadrare i rampolli della borghesia cittadina? Quella delle piazze dei gazebo o quella dei neon dei corridoi delle federazioni di partito?

Valerio De Nardo

6 dicembre, 2012

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