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Roma - L’artista, viterbese d’adozione, esporrà insieme a Guido Strazza - Inaugurazione giovedì 13 dicembre

I presepi di Giulia Napoleone alla Scala Santa

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Il presepe di Giulia Napoleone

Il presepe di Giulia Napoleone

– ”Davvero una grande emozione esporre in un luogo così pieno di significato”.

L’artista Giulia Napoleone, accademico di San Luca, presenta così “Presepi d’artista”, il tradizionale appuntamento natalizio che dal 1995, da un’idea di Giuseppe Appella, coinvolge decine di artisti che espongono le loro opere in diverse città italiane.

Tra le ambientazioni scelte anche la Scala Santa, in piazza San Giovanni a Roma dove, per iniziativa dell’associazione culturale “Tra le volte”, a testimoniare il loro impegno davanti al grande mistero saranno Guido Strazza (presidente dell’Accademia di San Luca) con il Presepe Blunotte e proprio Giulia Napoleone con il Presepe sfolgorante.

I due artisti saranno presenti all’inaugurazione giovedì 13 dicembre alle 18 e leggeranno la poesia-preghiera scritta per il volumetto che le romane edizioni della Cometa dedicano al presepe. I presepi rimarranno esposti tutti fino al 6 gennaio 2013, dalle 6 alle 12 e dalle 15 alle 18,30. Per informazioni: 06 70491663 e www.tralevolte.org. Giulia Napoleone ha all’attivo decine di mostre personali in vari musei e gallerie private e ha partecipato a numerose rassegne nazionali ed internazionali.

Da più di tre anni è viterbese d’adozione (risiede e lavora a Carbognano).

Splende, all’improvviso il grande cielo di Giulia Napoleone, e si fa tutt’uno con la terra. È un istante felice, una gioia nuova, simile a un lago di stelle che cinge il globo, inonda l’anima di chi guarda, attonito, e si fa assorbire dal grande gorgo nel quale trova requie la lenta onda del cuore.

Un segno dopo l’altro, un raggio di luce incastonato in mille barlumi indirizzati verso la parte più intima della scena dove un sole sfolgorante – Gesù Bambino – assorbe, filtra e restituisce i guizzi che attraversano la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asino, personaggi trasparenti eppure reali, mille volte ingranditi da uno specchio circolare, lo spazio, che abbraccia l’universo.

Il bambino, all’epicentro della imponente spirale che si aggomitola in una immota sfera, mostra così il suo ruolo di Salvator Mundi, quanto sia insieme un punto di arrivo e di partenza al quale Giulia Napoleone, prima di tutti noi, perviene dalle musicali e estenuate ragioni di una linea che è idillio e nostalgia del tempo perduto, reiterato equilibrio che esprime da sé la ricerca dell’assoluto nella bellezza.

Maria che avvolge d’ombra e di sguardi il bambino potrebbe essere una proposizione di Guido Strazza relativa all’artista e alla pittura che si manifesta e non si dichiara in tutto il suo mistero. Infatti, nel suo presepe sorto su un grande cielo suddiviso in cinque parti dove la stella cometa trova la sua luce accogliendola e diramandola fuori dal recinto di vetro, non ci sono figure ma forme geometriche, orme che hanno un loro punto di arrivo ma non rivelano il loro luogo di provenienza.

Ne deriva una sorta di stupore metafisico, l’affermazione, costante dalla seconda metà degli anni Cinquanta, di una logica rappresentativa divisa tra l’esprimibile e l’inesprimibile, in questo caso tra la storia, i suoi personaggi secondari, e la luce che annuncia una nascita trasmessa da un’altra luce, sottostante, tanto intensa da indurre al movimento, a portare il dono dell’andare, accogliendo “la speranza di stare insieme”.

Anche in questa felice occasione, Strazza fa coincidere opera e teoria, etica e enunciazione estetica, tanto da impaginare il presepe, inscritto in un cerchio di tre metri di diametro, per sequenza di immagini dimostrative: il recinto con cinque figure geometriche e una luce centrale, i tre Magi, le impronte di coloro che vanno.

I Magi si muovono come pedine verso la luce, in perfetta consonanza con il colore e gli stati d’animo che l’una e l’altro sollecitano, tanto quanto le relazioni esistenti tra i personaggi-oggetto e l’enigma di quella Luce che blocca la notte e cancella il buio per spingerci a porre i nostri passi, in simbiosi, su quelli già resi stigma.


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9 dicembre, 2012

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