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Lanzi tra Porsche, Audi e negozi

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La perquisizione della forestale negli uffici del Genio civile [3]

Blitz Genio e sregolatezza, la perquisizione della forestale negli uffici del Genio civile

La forestale davanti alla Gemma Srl, società dell'imprenditore arrestato Roberto Tomassetti [4]

La forestale davanti alla Gemma Srl, società dell'imprenditore arrestato Roberto Tomassetti

La forestale setaccia gli uffici [5]

Le immagini dell'operazione Genio e sregolatezza

Le perquisizioni della forestale [6]
La forestale setaccia gli uffici [7]

(s.m.) – La Porsche. L’Audi. Due negozi di abbigliamento e accessori aperti a Viterbo e a Civita Castellana.

Poteva permettersi tutto questo Roberto Lanzi. Il tenore di vita del funzionario del Genio civile, arrestato nell’inchiesta su appaltopoli, è finito subito sotto la lente della magistratura.

Sull’addetto all’ufficio gare dell’ente in via Marconi pende l’accusa di aver preteso tangenti in cambio di “consulenze” agli imprenditori della Tuscia. Lanzi li avrebbe consigliati su offerte e ribassi, agendo come un vero “manager”: preoccupato, stando alle indagini, più di massimizzare i profitti degli imprenditori che di fare il bene della pubblica amministrazione.

L’agiatezza di Lanzi insospettisce gli investigatori. Per il Nipaf della forestale, che da anni indaga sugli appalti truccati nel Viterbese, quelle sulla capacità economica dell’impiegato sono “le prime considerazioni” da portare all’attenzione della procura. Così si legge in una nota inoltrata dalla forestale nell’ottobre 2011 ai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci.

In una conversazione, Lanzi “riferisce di sostenere le rate delle macchine attingendo a un conto corrente ” particolare. Non si tratta di utilitarie, ma di una Porsche e di un’Audi. Dalla stessa conversazione, proseguono i forestali, si evince che il ricorrere al conto corrente”sia un artifizio finalizzato a eludere eventuali verifiche patrimoniali”.

Alle belle macchine, si aggiungono i negozi della catena “Camomilla” a Viterbo e Civita Castellana. Il sospetto che Lanzi li abbia aperti anche grazie ai ricavi extra delle tangenti viene anche a due indagati, gli imprenditori Daniela Chiavarino e Roberto Tomassetti. Intercettati, i due si sfogano: “Quelli so’ tutti i soldi nostri”, dice la Chiavarino. E Tomassetti concorda.

Non è la sola occasione in cui gli imprenditori si lamentano del funzionario. Come riportano i forestali, riassumendo una telefonata del luglio 2010, la stessa Chiavarino “si dimostra contrariata dall’atteggiamento tenuto dal pubblico ufficiale [Lanzi] nei confronti degli imprenditori, dicendo che è ambiguo e poco chiaro, facendo loro notare che le cose costano, mentre, secondo l’imprenditrice, in realtà, è proprio lui che costa e che non possono essere sempre posti sotto scacco da parte sua”.

Il funzionario, arrestato due volte nell’inchiesta Genio e sregolatezza, è ancora a Mammagialla. Il suo avvocato Carmelo Ratano ha depositato il ricorso al tribunale del Riesame. La Chiavarino, invece, è agli arresti domiciliari. Sul parere positivo alla sua scarcerazione ha pesato la scelta dell’imprenditrice di collaborare coi magistrati: la Chiavarino si è sottoposta a un interrogatorio durato sei ore, davanti ai pm titolari del fascicolo. Lanzi, invece, non ha mai parlato, così come Tomassetti.

Dei tredici arrestati, dopo gli interrogatori di garanzia e la pronuncia del gip, sono rimasti in carcere in sette: Lanzi, la collega del Genio Gabriela Annesi, il sindaco di Graffignano Adriano Santori e gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Fabrizio Giraldo, Roberto Tomassetti e Gianfranco Chiavarino (padre di Daniela). Ai domiciliari la Chiavarino e il collega Giuliano Bilancini. Liberi gli imprenditori Angelo Anselmi, Marcello Rossi, Stefano Nicolai e l’assessore di Graffignano Luciano Cardoni.


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