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Civita Castellana - Infermiere condannato a cinque anni, pronte le motivazioni della sentenza

Violenza su una paziente, il giudice: “Alibi fragile”

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Giovanni Piergentili

Giovanni Piergentili, l'infermiere arrestato per violenza sessuale su una paziente dell'Andosilla

L'avvocato Roberto Zannotti

L'avvocato di Piergentili Roberto Zannotti

L'avvocato Paolo Delle Monache

L'avvocato Paolo Delle Monache, che assiste la vittima insieme al collega Alfredo Perugi

Indizi solidi e un alibi fragile. Scrive questo il giudice Franca Marinelli sul caposala dell’Andosilla condannato per violenza sessuale.

Giovanni Piergentili, infermiere all’ospedale di Civita Castellana, fu arrestato l’8 marzo dell’anno scorso per aver cercato di violentare una paziente sotto anestesia.

A ottobre il tribunale di Viterbo lo ha condannato a cinque anni e quattro mesi per violenza sessuale e atti osceni, assolvendolo dalle accuse di peculato e detenzione di materiale pedopornografico.

Le motivazioni della sentenza sono state depositate pochi giorni fa. In quindici pagine il giudice ha sintetizzato l’intero castello di accuse a carico del 57enne di Sant’Oreste. In primo luogo, i racconti lucidi e precisi della vittima: la donna, palpeggiata mentre era sotto anestesia, in una stanza dell’ospedale Andosilla, ha riconosciuto subito Piergentili.

Più volte ha ripercorso i fatti, senza mai cadere in contraddizione.

Su Piergentili pesano, inoltre, le denunce sporte da altre due donne, una delle quali infermiera all’ospedale di Civita Castellana. Anche lei sarebbe stata palpeggiata subito dopo un intervento.

Contro il caposala, scrive ancora il giudice, le testimonianze del personale medico dell’Andosilla, uno dei quali che indica Piergentili come l’unico che poteva entrare nella stanza in cui si trovava la vittima.

Il giudice Marinelli respinge tanto l’idea di supposte allucinazioni della paziente, causate dall’anestesia, quanto l’alibi del caposala. Il fatto che fosse impegnato a stampare gli ordini dei farmaci non significa che Piergentili sia rimasto per più di un’ora nell’ambulatorio di oncologia. Per il giudice ha potuto tranquillamente spostarsi, raggiungere la paziente nella stanza in cui riposava e abusare di lei.

La difesa dell’infermiere ha tempo un mese per fare ricorso.


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28 dicembre, 2012

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