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Viterbo - 25enne ne uscì col setto nasale rotto e trenta giorni di prognosi

Pestato fuori dalla discoteca, condannati due buttafuori

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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D'Arma

Sono stati condannati a sei mesi i due buttafuori accusati di aver pestato un 25enne.

Succedeva a Viterbo, la notte del 15 novembre 2009. Tre addetti alla sicurezza della discoteca Perfidia inseguirono un ragazzo fino al parcheggio, per poi accerchiarlo, immobilizzarlo e picchiarlo. Il 25enne, parte civile al processo, ne uscì col setto nasale spaccato e trenta giorni di prognosi. Uno dei buttafuori imbracciava un manganello. Per lui, il processo si è chiuso mesi fa con un patteggiamento. Per gli altri due, la sentenza è arrivata ieri.

Faccio il buttafuori da venticinque anni e non ho mai avuto problemi – ha spiegato, in aula, uno degli imputati -. Il ragazzo aveva iniziato a litigare dentro il locale con una persona, finché non è scappato con un coltello in mano. La gente urlava, aveva paura. Abbiamo agito solo per fermarlo ed evitare il peggio”.

Ma per il pm Stefano D’Arma gli imputati hanno calcato la mano. Spiega perché nella sua dura requisitoria, terminata con la richiesta di un anno di reclusione. “Non era compito dei buttafuori inseguire il ragazzo fuori dal locale. Avrebbero dovuto chiamare le forze dell’ordine. Erano tre contro uno e con un manganello: un’azione punitiva, più che di sicurezza”.

Sulla stessa linea la parte civile, con l’avvocato Remigio Sicilia, che ha sottolineato come “quello del coltello sia solo un escamotage difensivo: l’arma non è mai stata trovata”.

A nulla sono valsi i tentativi della difesa di smontare il racconto del 25enne. L’avvocato Micheli ha parlato di “dichiarazioni vaghe, generiche e omertose”, ma non ha convinto il giudice Eugenio Turco, che dopo mezz’ora di camera di consiglio ha assolto i due dall’accusa di detenzione di arma (il manganello), condannandoli per quella di lesioni. I tre dovranno anche pagare le spese di parte civile, una provvisionale di 3mila euro e il risarcimento danni, da stabilire in sede civile.

La difesa ha già annunciato l’appello.


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25 gennaio, 2013

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