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Operazione Kunta Sing - Direzione distrettuale antimafia

Schiavizzati e ridotti alla fame, continua il processo

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Continua il processo all’imprenditore di Canino e a un indiano per riduzione in schiavitù cinque lavoratori.

La vicenda giudiziaria, all’esame della Corte d’Assise di Roma, nasce dall’operazione Kunta Sing.

Le indagini della polizia di Tarquinia, sotto la guida della Direzione distrettuale antimafia, presero il via nel febbraio 2011. In arresto finirono l’imprenditore caninese L. T. e l’indiano S. B., presunto intermediario tra l’italiano e le cinque presunte vittime.

Si trattava di cinque operai indiani, tra i 29 e i 42 anni, tutti venuti in Italia con la speranza di condizioni di vita migliori, mentre invece hanno trovato l’inferno. Agli agenti del commissariato tarquiniese, all’epoca coordinato dal vice questore aggiunto Riccardo Bartoli, i cinque hanno raccontato di essere stati costretti a lavorare per 14 ore al giorno, senza mai prendere lo stipendio di 600 euro come da busta paga.

Sottopagati, infreddoliti e ridotti alla fame i lavoratori avrebbero vissuto in una stalla senza finestre né servizi igienici, con una porta per lamiera e un secchio per i bisogni.

Costituitisi parte civile, quattro su cinque hanno accettato l’accordo con gli imputati, che li hanno risarciti. Solo uno, assistito dall’avvocato Samuele De Santis, ha rifiutato e ha deciso di andare avanti col processo

Alla prossima udienza di lunedì si proseguirà col giro dei testimoni di accusa e parte civile.


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5 gennaio, 2013

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