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Elezioni 2013 - Intervista al leader del centrosinistra Alessandro Mazzoli (Pd)

“Berlusconi racconta favole, guardiamo al futuro”

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Il candidato Alessandro Mazzoli

Il candidato Alessandro Mazzoli

– “Berlusconi racconta favole, guardiamo al futuro”. “Quella di Grillo è una protesta senza proposta”. “Non mi disturba il protagonismo di Fioroni, Sposetti e Gigli”.

La coalizione di centrosinistra guidata dal Pd è per Alessandro Mazzoli l’opportunità da cogliere per le elezioni del 24 e 25 febbraio. L’occasione per porre fine ad anni di promesse berlusconiane mai mantenute e per tornare a crescere economicamente.

Grillo, per Mazzoli, era partito bene ma poi ha cambiato rotta, mentre Ingroia e Monti si sono candidati non per vincere ma per condizionare il risultato del Pd.

Per le comunali, infine, Mazzoli punta su Michelini, vera novità politica e simbolo di rottura con il passato.

Quali sono i provvedimenti da attuare subito per l’Italia?
“Il paese è in grandissima difficoltà – afferma Mazzoli -. La crisi è internazionale e, se ci troviamo in queste condizioni, le responsabilità dipendono dal decennio che abbiamo alle spalle, dominato da Berlusconi, Bossi e dalla destra.

Per recuperare dobbiamo riportare la moralità in politica. Se toccherà a noi governare inizieremo dimezzando il numero dei parlamentari e riducendo i compensi. Dobbiamo intervenire sulla legge anti corruzione e cambiare quella elettorale. L’altra emergenza è il lavoro. Chi oggi promette l’abbassamento delle tasse, in queste condizioni, dice bugie. Se l’Italia non ritorna a crescere e se non si rimettono al centro il lavoro, i consumi e la ripresa economica nel segno dell’equità sociale, non sarà possibile neanche intervenire sulla riduzione della pressione fiscale”.

Come giudica i toni della campagna elettorale?
“Noi abbiamo scelto un taglio di responsabilità. Siamo stati anche criticati per non aver abusato della televisione e non aver fatto politica-spettacolo. La situazione è grave e servono solo risposte concrete. Gli altri partiti, invece, provano a impedire la vittoria del Pd e del centrosinistra, come Berlusconi che cerca di riportare al voto i delusi del suo schieramento, continuando a raccontare favole come se fossimo ancora nel ’94”.

Monti e gli altri invece?
“Monti fa una campagna per chiedere voti e condizionare il Pd affinché non vada troppo a sinistra, mentre Ingroia chiede i voti per condizionare il Pd affinché non vada troppo al centro. Non si candidano a vincere le elezioni – spiega -, ma a condizionare. Poi c’è Grillo che ha in mente solo di distruggere. In questi anni abbiamo visto la rabbia e le difficoltà delle persone, ma ora l’Italia ha bisogno di ricostruire e non di sfasciare. Per me, quello è un modo sbagliato di rappresentare la rabbia”.

Quando Berlusconi dice che restituirà l’Imu agli italiani, cosa pensa?
“Che siamo di fronte a un ennesimo imbroglio. Di tutte le promesse che Berlusconi ha fatto negli anni, non ne ha mantenuta nemmeno una. Non c’è stata crescita, non si sono abbassate le tasse e non ci sono state riforme. Quindi non sarà nemmeno possibile restituire l’Imu perché nell’ultimo anno e mezzo abbiamo votato il pareggio di bilancio in Costituzione e ciò significa che per restituire le tasse l’Italia deve tornare a crescere. Continuare a ridurre il carico fiscale provocherebbe guai seri come l’aumento dello spread e la necessità di manovre economiche. Berlusconi dice che prenderà questi soldi dalla cassa depositi e prestiti e cioè dai risparmi di milioni di cittadini che mettono il denaro nei libretti postali. Ecco la presa in giro. Le sue proposte sono campate in aria e servono solo a fare demagogia in campagna eletorale”.

Quale avversario teme di più?
“Il caos e la confusione. Non siamo spaventati da nessuna formazione politica, ma siamo preoccupati che il giorno dopo le elezioni non si saprà con certezza chi le ha vinte sia alla camera che al senato e quindi quale sarà la maggioranza”.

Quanto crede sia pericoloso Ingroia?
“Mah – dice – non parlerei di pericolosità. In queste settimane ci siamo rivolti agli elettori di Ingroia solo perché in alcune realtà del paese, la battaglia per il Senato o la Regione si gioca per pochi voti. Non siamo spaventati da Ingroia, ma crediamo solo che l’unica formazione che può battere la destra è quella del centrosinistra intorno al Partito democratico”.

Molti elettori delusi voteranno Grillo. Per lei esiste davvero il voto di protesta?
“Eccome – esclama -. Il voto di protesta esiste, perché esistono il malcontento, una condizione economico-sociale molto grave e una politica poco credibile. Ne siamo consapevoli ed è per questo che abbiamo fatto le primarie per scegliere il premier e i candidati. Questa rabbia è anche la nostra, perché nemmeno noi siamo soddisfatti di come sono le cose. La protesta però deve essere orientata su un voto di cambiamento e non di distruzione, senza sapere cosa potrà accadere dopo. Non abbiamo tempo di sfasciare per poi ricostruire. Abbiamo bisogno di un governo solido e di un cambiamento politico-culturale che, per me, può essere rappresentato solo da una coalizione di centrosinistra”.

Che idea si è fatto di Grillo?
“All’inizio le sue idee di sviluppo sostenibile e di trasparenza politica erano anche condivisibili. Poi però ha cambiato natura con dichiarazioni incomprensibili. Ora è più orientato sulla propaganda, sulla demagogia e il populismo che su un nuovo progetto di governo. L’agenda sul sito non corrisponde a quello che poi dichiara nei comizi. Il suo mi pare solo un modo di raccogliere la protesta senza avanzare una proposta”.

In Regione si parla di un possibile recupero di Storace (Destra) su Zingaretti (Pd), la preoccupa?
“No – ammette -. Sono sicuro che i cittadini terranno a mente gli anni di gestione Storace che hanno prodotto un’impennata nel debito regionale e in particolare nella sanità. Ho fiducia che larga parte del Lazio ora avverta la necessità di cambiare rotta sia rispetto a Storace che alla Polverini e credo che Zingaretti avrà le condizioni per  vincere le elezioni e guidare un’amministrazione di svolta”.

Il consigliere regionale uscente Nando Gigli (ex Udc) ha detto di voler sostenere in Regione il Pd e in particolare Enrico Panunzi. Per lei cosa vuol dire questo segnale?
“E’ un’apertura al cambiamento a livello regionale per contribuire a una fase nuova. Mi pare un atteggiamento politico molto chiaro”.

Al comune di Viterbo invece si parla di un accordo Sposetti-Gigli-Fioroni sulla candidatura del presidente di Coldiretti Leonardo Michelini. Come lo vede?
“Se dovesse concretizzarsi la sua candidatura, la considererei un segnale importante per la città, perché sarebbe una novità: un’espressione civica di un mondo imprenditoriale”.

Parla di novità, ma dietro la sua candidatura, ci sono comunque Fioroni, Gigli e Sposetti?
“Mah questo è un modo di etichettare le cose che non ho mai condiviso. Dietro la sua candidatura, se sarà ufficializzata, ci saranno molte cose e poi Michelini non mi sembra una persona che si fa orientare o guidare da altri”.

Ultimamente però nel dibattito politico non si fa che parlare della nascita di questa triade. Per lei questo è il nuovo che avanza?
“Il nuovo che avanza sarebbe la scelta Michelini. Non possiamo pensare che in una città come Viterbo una sola generazione possa farcela a costruire una novità o che basti il volto nuovo per cambiare e rovesciare il governo. Siamo di fronte a 18 anni di gestione del centrodestra che a oggi dimostra di non farcela più. C’è bisogno di creare una nuova proposta che si fa non solo con volti nuovi che sono comunque importanti, ma anche mettendo insieme una parte larga della città dal punto di vista politico, sociale e delle attività produttive. Fioroni, Sposetti e Gigli sono personalità significative, li rispetto e non mi disturba il loro protagonismo. Penso che per le comunali, su cui si dovranno fare le primarie, saranno molte le forze che andranno in campo e non soltanto alcune figure”.

La prima cosa che farà una volta in Parlamento?
“Dopo il consenso ottenuto con le primarie, ho preso diversi impegni con il territorio – conclude -. Tornerò dagli imprenditori di Montalto di Castro e nelle realtà che ho visitato e in cui è molto evidente la sofferenza e l’incertezza di vita e di una prospettiva per il futuro. Le mie priorità saranno sicuramente quelle di riportare moralità e sobrietà in politica e poi lavoro, lavoro, lavoro. Le elezioni avvengno in un periodo molto difficile. Guardiamo al futuro dimenticando il passato, i poteri di interdizione e l’avventurismo. Lo sguardo deve essere proiettato in avanti”.

Paola Pierdomenico


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22 febbraio, 2013

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