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Vetralla - Sei mesi e quindici giorni di reclusione per stalking

Insulti e minacce alla moglie, condannato

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– Insulti e minacce alla moglie, condannato.

G.D.P. era accusato di minacce e stalking nei confronti della moglie, per i fatti successi tra l’aprile e il novembre del 2010.

All’epoca la vittima decise di separarsi dal marito e lui, per convincerla a ripensarci, avrebbe iniziato ad alzare la voce e a rendere il clima in casa invivibile.

Litigi ai quali assisteva anche la figlia di 10 anni finché la donna non decise di trasferirsi temporaneamente dai propri genitori, nonostante la casa in cui abitavano fosse di sua proprietà e non del marito.

A quel punto, però, iniziarono anche le telefonate minatorie. “Dì a tua madre che l’ammazzo e brucio la casa” avrebbe detto l’uomo in una delle chiamate alla figlia di dieci anni.

A settembre del 2010, infine, G.D.P acconsentì alla separazione e il tribunale gli impose di andarsene dalla casa per lasciarla alla moglie e alla figlia. “Nonostante la decisione del tribunale in seguito alla separazione – aveva dichiarato la donna nella scorsa udienza – lui non se ne andava perché sosteneva che, anche se la casa non era la sua, nei 13 anni di matrimonio aveva partecipato alle spese di sostentamento della famiglia”.

Un incubo che si è concluso soltanto nel gennaio del 2011 quando la donna e la bambina, ora 13enne, sono riuscite ad entrare nella loro vecchia casa dove tuttora abitano insieme.

Il giudice Gaetano Mautone nell’udienza di ieri mattina ha condannato l’uomo a sei mesi e quindici giorni di reclusione e al pagamento delle spese processuali.


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23 febbraio, 2013

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