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Processo Kunta Sing - Parlano gli imputati

“Sottopagati solo perché eravamo in crisi”

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L'avvocato Samuele De Santis

L'avvocato Samuele De Santis

Kunta Sing, parlano gli imputati.

Si avvicina al rush finale il processo per la riduzione in schiavitù di cinque lavoratori indiani.

Venerdì mattina la parola è passata ai due imputati: l’imprenditore di Tarquinia L.T. e il suo collaboratore-intermediario indiano S.B.. L’accusa è di aver costretto gli indiani a lavorare quattordici ore al giorno, sottopagati e ridotti alla fame. Ma i due imputati negano.

L.T. ha spiegato di aver fatto più volte la spesa per i suoi dipendenti. Ha ammesso di essere indietro col pagamento di alcune mensilità, ma solo perché la sua azienda era fortemente in crisi. L’altro imputato, S.B., parla di arretrati per 60mila euro ai cinque indiani.

Il clima, secondo i due, era tranquillo. Imprenditore, intermediario e dipendenti andavano d’amore e d’accordo. Per più di sei ore hanno cercato di spiegarlo ai giudici della Corte d’Assise di Roma, che tra tre udienze o poco più saranno chiamati a emettere la sentenza.

Parte civile solo uno dei cinque indiani che hanno denunciato i due. L’uomo è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. Gli altri quattro sono usciti dal processo dopo aver accettato un risarcimento dagli imputati.

Sempre venerdì, su richiesta delle difese, i giudici hanno revocato a L.T. e S.B. anche la misura dell’obbligo di firma. Da ieri, quindi, i due imputati sono tornati ufficialmente in libertà.

La prossima udienza servirà per ascoltare un consulente della difesa. Ne servirà un’altra ancora per disporre una perizia sul quaderno in cui gli indiani annotavano in sanscrito le cifre degli avvenuti pagamenti.

Infine, discussione e sentenza. A sostituire il pm Roberto Staffa, arrestato a gennaio per presunte richieste di sesso in cambio di favori, la collega Tiziana Cugini.


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24 marzo, 2013

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