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Minorenni denunciano violenza sessuale - Il tribunale del Riesame respinge l'appello della procura

Stupro nel bosco, niente carcere per i cinque

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– Sarà una Pasqua serena per i cinque ragazzi denunciati per lo stupro di due adolescenti.

Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’appello del pm Fabrizio Tucci. Per i cinque ventenni, quattro di Acquapendente e uno di Onano, la procura di Viterbo chiedeva il carcere, con l’accusa di aver violentato a turno due minorenni straniere nel bosco.

Succedeva alle porte di Montefiascone, all’alba del 30 settembre, dopo una serata in discoteca. Le presunte vittime erano una 17enne russa e una 16enne norvegese, entrambe in vacanza-studio in Italia.

Era stato il gip Francesco Rigato a negare gli arresti per primo. Da qui, il ricorso in appello del pm, che aveva girato la richiesta ai giudici romani. Ma anche stavolta, la procura ha incassato un secco no. Segno evidente della fragilità del castello accusatorio, per l’avvocato Angelo Sodani.

“Non poteva andare diversamente – afferma il legale dei ragazzi -. Abbiamo sempre sostenuto l’insussistenza dell’appello della procura. Le nostre convinzioni trovano finalmente conferma nell’ordinanza del Riesame. Siamo certi che le ragazze siano inattendibili. Speriamo che, ora, se ne accorga anche il pubblico ministero. Per noi, oggi, finisce un’agonia durata anche troppo”.

La decisione è arrivata dopo un mese e mezzo di riflessione. Un tempo decisamente lungo, che lasciava presagire una pronuncia favorevole ai ragazzi. Se si fosse trattato di mettere in carcere cinque ventenni, il Riesame avrebbe deciso subito. Ma non è stato necessario.

Dall’udienza dell’8 febbraio, i giudici hanno preso tutto il tempo per studiare le carte. Compresa la corposa memoria di 36 pagine depositata da Sodani, con i risultati delle indagini difensive.

Ieri la notizia del rigetto dell’appello, che premia tanto il lavoro di Sodani, quanto quello del suo predecessore Vincenzo Dionisi. La difesa per ora ha in mano solo il dispositivo. Già oggi chiederà le copie delle motivazioni per capire il perché della decisione.

I cinque amici hanno sempre fatto muro contro le accuse. I loro racconti di quelle tre ore nel bosco con le ragazze conosciute in discoteca, sarebbero stati uniformi fin dall’inizio. Sono le due amiche, dicono i cinque, a chiedere loro un passaggio fino a casa. E quando la macchina si è fermata a metà strada nel boschetto, dalle cinque alle otto del mattino, le ragazze non si sono ribellate.

Loro smentiscono, ma sono meno compatte. Denunciano entrambe la violenza, ma la 16enne insinua il dubbio che l’amica fosse consenziente. Per gli inquirenti il messaggio via Facebook con cui la 17enne racconta lo stupro agli amici, è la prova regina, ottenuta con l’aiuto di una perizia informatica. Ma né il gip né il Riesame l’hanno ritenuta sufficiente.

Se la procura vuole il carcere dovrà andare in Cassazione.

Stefania Moretti


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26 marzo, 2013

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