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Elezioni comunali 2013 - Claudio Margotti, candidato vicesindaco del movimento Viva Viterbo ha riportato, ieri in conferenza, uno studio del dipartimento della Terra dell’Università di Firenze

“Arsenico, anche il terreno è contaminato”

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Claudio Margottini con Filippo Rossi

Claudio Margottini con Filippo Rossi

– Emergenza arsenico, “i viterbesi già pagano 3 milioni e mezzo di euro ogni anno. Per non parlare dei commercianti obbligati a istallare dearsenificatori che tra qualche mese non serviranno più a nulla”. Il candidato sindaco di Viva Viterbo, Filippo Rossi, va giù dritto per dritto e lo fa in occasione dell’iniziativa organizzata ieri alla Libreria del Teatro: “Arsenico, le buone soluzioni”.

Assieme a Rossi, sono intervenuti anche il professor Luciano Osbat, candidato nella lista del movimento Viva Viterbo, il candidato vicesindaco e assessore alla crescita economica di Viva Viterbo Claudio Margottini (con un intervento dedicato a “L’arsenico nelle acque del viterbese: studi e proposte di mitigazione”), Donatella Rimondi dell’Università degli studi di Firenze (“Presenze di arsenico nei suoli e nelle acque del viterbese”) e Fabrizio Francesconi (“Monitoraggio di alluminio e arsenico nelle acque del Lazio settentrionale”).

“Il calcolo è semplice – spiega Filippo Rossi – le persone che abitano a Viterbo sono circa 60mila. Calcolando per difetto che ogni giorno consumiamo una bottiglia d’acqua minerale ogni 3 persone, spendendo – sempre per difetto – almeno 50 centesimi al giorno, ciò significa che a Viterbo i cittadini spendono quotidianamente 10mila euro a causa dell’arsenico nelle acque che avrebbero dovuto essere potabili. Un calcolo che alla fine dell’anno porta la cifra spesa a superare i 3 milioni e mezzo di euro. Tenuto poi conto che l’emergenza rappresenta un dato di fatto all’ordine del giorno da quasi due anni, la spesa sale allora a 7 milioni. Milioni di euro tolti dalle tasche dei cittadini. Senza contare il danno d’immagine che sta subendo la città. Una città – ha sottolineato il candidato sindaco di Viva Viterbo – in cui sentiamo spesso dire dall’amministrazione che non ci sono soldi e che le cose non si possono fare. E lo abbiamo sentito dire anche in merito all’arsenico, ben sapendo che saremmo finiti nella situazione in cui ci troviamo”.

“Anche i suoli del Viterbese sono contaminati da arsenico – ha dichiarato poi Claudio Margottini – e lo sono oltre le norme di legge. Ad evidenziarlo uno studio del Dipartimento della Terra dell’Università degli Studi di Firenze. Quello che manca a Viterbo è la capacità di pensare a una strategia di intervento. Manca la capacità di rapportarsi con il mondo della conoscenza. Soluzioni alternative al dearsenificatore esistono e non necessitano di manutenzione periodica, perché un dearsenificatore non basta istallarlo ma bisogna cambiare regolarmente i filtri.

Non è vero che abbiamo sempre bevuto arsenico – ha poi spiegato Margottini che ha presentato anche esperienze di successo portate avanti in Umbria per l’abbattimento dell’organico e possibili soluzioni all’emergenza arsenico a costo contenuto già presentate dall’Unitus – L’acqua con arsenico l’abbiamo cominciata a bere quando hanno inventato i pozzi, proprio perché andiamo troppo in profondità. I nostri nonni bevevano le acque di superficie, che raccoglievano in cisterne. A Viterbo ci sono falde acquifere di superficie e c’è una falda profonda di natura termale, quella che poi sfocia nel Bulicame, ed è proprio lungo la fascia idrotermale che c’è una maggiore concentrazione d’arsenico. Le aree con una maggiore concentrazione d’arsenico sono quelle dove c’è il maggior sfruttamento di acque in profondità. Bisognerebbe pensare invece a un piano di gestione delle acque, valutando la possibilità di fare pozzi in altre zone, in luoghi dove la quantità d’arsenico è più bassa, come la valle del Tevere. Mescolare le calde acque profonde termali con le acque superficiali. In una fase emergenziale – ha concluso Margottini – si dovrebbe tentare ogni strada. Cosa che a Viterbo non è stata fatta”.

“La questione dell’arsenico nell’acqua era nota già nel 1998 – ha evidenziato infatti Osbat – quando l’Unione Europea fissò i parametri massimi di arsenico consentito nelle acque potabili. Nel 2001 l’Italia impose ai comuni di mettersi in regola con i parametri europei, i comuni del viterbese approfittarono di una prima deroga e poi successivamente di una seconda. Per ultimo hanno avuto un altro anno per mettersi in regola. Mentre gli altri comuni italiani lo facevano, il Comune di Viterbo ha palleggiato le responsabilità”.


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19 aprile, 2013

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