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Civita Castellana - Infermiere condannato per violenza sessuale, gli avvocati pronti al processo d'appello

“Ha sofferto ingiustamente e non lo meritava”

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Giovanni Piergentili

Giovanni Piergentili, l’infermiere arrestato per violenza sessuale su una paziente dell’Andosilla

(s.m.) – “Ha sofferto ingiustamente. Non meritava tutto quello che ha passato”.

L’avvocato Maurizio Barca ne è convinto. Per lui e per il collega Roberto Zannotti, l’ex caposala dell’Andosilla Giovanni Piergentili è innocente.

Contro la condanna a cinque anni e quattro mesi per violenza sessuale, comminata a Piergentili l’anno scorso, gli avvocati hanno fatto appello. La data non c’è ancora. Ma Barca e Zannotti sono già pronti a tornare in aula.

“Finora non abbiamo ricevuto comunicazioni – spiega Barca -. E’ possibile che i tempi possano allungarsi. Piergentili è tornato libero dalla fine di febbraio, per decorrenza dei termini della custodia cautelare. Da allora non è più agli arresti domiciliari. Di conseguenza, non essendo più detenuto, il processo è meno urgente. In poche parole: non ci aspettiamo udienze a breve”.

Il 58enne di Sant’Oreste fu arrestato l’8 marzo 2011 dalla squadra mobile. La denuncia per violenza sessuale di una paziente dell’Andosilla era di un mese prima.

La donna accusava l’infermiere di aver allungato le mani su di lei, distesa su un lettino a smaltire i postumi di un’anestesia. Aveva appena subito un intervento chirurgico. Subito dopo, l’avevano messa a riposo in una stanzetta. Piergentili l’avrebbe raggiunta e palpeggiata, approfittando del fatto che la donna era debole e ancor più indifesa, in quella situazione.

Nelle motivazioni, il gup calca la mano. Parla di indizi solidi, alibi fragile e racconti estremamente precisi della vittima. Di un testimone che dice che solo Piergentili poteva entrare in quella stanzetta.

E poi ci sono le due ulteriori denunce a carico dell’infermiere. Sempre per violenza sessuale. Con un caso analogo di abusi sessuali seguiti a un intervento chirurgico, all’ospedale di Civita Castellana.

Ma per i suoi avvocati le accuse non reggono. “Abbiamo scritto nel nostro appello i motivi per cui contestiamo la sentenza di primo grado – afferma l’avvocato Barca -. Ovviamente, le sentenze si rispettano ma, se non si è d’accordo, si impugnano, ed è quello che abbiamo fatto. Il gup parla di indizi solidi. Noi non li vediamo. Secondo noi non c’è nessun indizio grave, preciso e concordante che giustifichi una condanna per Piergentili. Non c’è certezza che lui fosse in quella stanza all’ora indicata. E senza certezze non si può condannare”.


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14 aprile, 2013

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