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L'irriverente - Cronache politicamente scorrette dal Parlamento della 17esima legislatura

In nome del papa e un’ora di lavoro al giorno a stipendio pieno

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

– Due anni dopo essere diventato deputato del Regno, Giuseppe Garibaldi visitò Viterbo e, di fronte ai mille invitati al banchetto della società operaia dalle parti dei Cappuccini, iniziò il discorso ufficiale “parlando contro l’influsso deleterio dei preti”.

Centotrentasette anni dopo, il presidente provvisorio della Camera, Antonio Leone, ha, invece, aperto i lavori del nuovo parlamento rivolgendo “prima di qualunque altra cosa un caloroso augurio al pontefice” e Laura Boldrini ha concluso il suo primo intervento da presidente eletto con il “saluto a papa Francesco”.

Anche in Senato, Emilio Colombo, che presiedeva la seduta inaugurale come più anziano (assente Andreotti perché indisposto ed è forse la prima volta) ha inviato “un rispettoso e fervido augurio” al papa e il presidente Pietro Grasso si è addirittura lanciato in un giudizio parapolitico sul pontificato iniziato solo tre giorni prima: “Quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento, lo dimostrano la scelta del nuovo pontefice e i suoi primi atti”.

Riandando a Cavour, a Garibaldi, ma anche a De Gasperi e a sentire, oggi, i richiami “agli ultimi, alle periferie” dei politici che a gara rifanno il verso al pontefice, vien da pensare che, con i tempi e i papi, cambiano pure i deputati e senatori.

Il fondatore della Democrazia cristiana, per esempio, non ebbe remore a inviare una dura protesta diplomatica a Pio XII, dopo che questi aveva rifiutato di riceverlo, perché disubbidiente alle pressioni vaticane per far schierare la Dc con gli ex fascisti nelle elezioni comunali di Roma: “Come cristiano posso accettare l’umiliazione, ma come presidente del consiglio no, per l’autorità e la dignità che rappresento”. Così il cattolicissimo De Gasperi

Era il 1952, prima legislatura repubblicana e un parlamento che avviò l’Italia distrutta e isolata dalla guerra tra le grandi potenze industriali del mondo.

La 17esima legislatura sta ora iniziando come si vede: a marzo, in diciassette giorni, 22 ore e 35 minuti di lavoro effettivo alla camera, esclusi naturalmente i tempi morti della “chiama” (così a Montecitorio è detto l’appello dei deputati per votare) e 20,06 in senato.

Mezzo mese a stipendio pieno per un’ora e mezza di parole al giorno. Poi, il silenzio dei saggi.

Renzo Trappolini


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7 aprile, 2013

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