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Il più vasto blitz mai condotto a Viterbo - 40 arresti - Un processo a parte per i reati più pesanti di estorsione, usura, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione

L’operazione Drago si spezza in tre

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Uno degli arrestati, Django Barberio

Django Barberio

Michel Barberio, fratello di Django, arrestato anche lui

Michel Barberio

Gli arrestati

Gli arrestati

Gli arrestati
Gli arrestati
Gli arrestati

(s.m.) – Drago si spezza in tre.
La maxi operazione antidroga da 40 arresti, portata a termine a maggio, si scinderà in tre processi diversi.

Lo ha deciso ieri mattina il tribunale di Viterbo. Il collegio presieduto da Eugenio Turco (a latere Rita Cialoni e Silvia Mattei) ha separato i reati più pesanti dagli altri. Di accuse come lo spaccio di droga e il traffico di anabolizzanti, si discuterà a partire dal 5 dicembre davanti al tribunale in composizione monocratica.

Innanzi al collegio, il 5 novembre, compariranno solo i dieci imputati per i reati più gravi: usura, estorsione, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

Tra i dieci, c’è anche la coppia Janina Vasilescu e Django Barberio. Per il pm Stefano D’Arma, sarebbero stati loro ad avviare alla prostituzione una 40enne romena. I proventi, secondo l’accusa, sarebbero finiti in tasca al sorianese Barberio e alla Vasilescu e reinvestiti nel business della droga. Per costringerla a prostituirsi Barberio avrebbe usato le maniere forti: la 40enne ha raccontato di essere stata violentata dall’uomo, mentre la sua compagna Vasilescu assisteva inerte alla scena.

A quasi un anno dal mega blitz dei carabinieri,  la coppia è ancora ai domiciliari. Sulla richiesta del loro avvocato Valerio Panichelli di revocare la misura, i giudici si sono riservati.

Il terzo troncone processuale riguarda la decina di indagati che, tra pochi giorni, chiederanno il patteggiamento o il rito abbreviato. Tra loro, c’è anche il fratello minore di Django, il tatuatore 35enne Michel.

Proprio i due fratelli, per gli inquirenti, erano al vertice del sodalizio sgominato undici mesi fa dai carabinieri. “La più vasta operazione mai condotta a Viterbo”, la definì il comandante provinciale Gianluca Dell’Agnello. Drago come Dragos, dal cognome del cittadino romeno che, di fronte alle pressanti richieste di denaro dei Barberio, avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro la loro Bmw. Ma ben presto, i due fratelli sono passati da vittime a indagati. “Motore di una vasta rete di spaccio – dicono gli investigatori – che era la fonte primaria del loro business”. Alla cocaina, i Barberio e le loro conoscenze avrebbero affiancato una lunga serie di attività illecite: dai furti alla prostituzione; dall’usura al racket delle estorsioni.

Per questo filone sono stati in tre, ieri mattina, a costituirsi parte civile. Uno era il gestore di un albergo viterbese, costretto con minacce e percosse, a firmare un atto con cui si impegnava a lasciare l’hotel a due imputati.


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10 aprile, 2013

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