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Elezioni comunali 2013 - Primarie del centrosinistra - Patrizia Berlenghini critica pesantemente il Pd viterbese ritenendolo un partito in cui mancano confronto e democrazia interna

“Michelini è solo il candidato di bandiera di Fioroni”

di Paola Pierdomenico
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Patrizia Berlenghini (Pd)

Patrizia Berlenghini (Pd)

– “Michelini è solo il candidato di bandiera di Fioroni”.

Patrizia Berlenghini attacca il Pd colpevole di autoreferenzialità e chiusura. Per il membro delle direzioni provinciale e comunale, mancano confronto, trasparenza e discussione. Con questo atteggiamento non crede si andrà lontano e le recenti elezioni lo dimostrano.

La Berlenghini, però, si augura che lo stesso non accada con le primarie per la scelta del candidato sindaco di Viterbo. La filosofia per cui “ogni voto è buono” non la convince e anzi, in questa competizione di centrosinistra, trova singolare l’appoggio a Michelini sponsorizzato, come lei stessa sostiene, da Fioroni e anche da una parte di mondo che con i centrosinistra non ha nulla a che fare. Gigli e Zucchi su tutti.

Qual è la sua posizione in merito alla candidatura di Leonardo Michelini alle primarie del centrosinistra?
“Credo che la candidatura di Michelini sia nata, come si dice, dalla spinta di Fioroni, perché ormai in questo partito il confronto non esiste più – afferma la Berlenghini -. L’ultima direzione comunale risale al 17 dicembre e in quell’occasione abbiamo deciso le primarie. Non le ha decise Ricci – tiene a precisare -, ma sono partite da una parte dello schieramento. Ritenendole poi uno strumento utile, le abbiamo votate e approvate. Il segretario comunale, però, non è l’unico artefice”.

Dopo quella riunione cosa è accaduto?
“Non ci sono più state convocazioni. Sono passate le primarie per la scelta del premier e poi le elezioni, ma di riunioni nemmeno l’ombra. Leggevo sui giornali le decisioni dei segretari, provinciale e comunale, che agivano autonomamente. Questo dunque si può definire un partito pluralistico in cui c’è confronto?”, si domanda scettica.

Poi l’apertura delle primarie al movimento civico di Leonardo Michelini e il passaggio da primarie del centrosinistra a primarie civiche…
“Ho appreso sempre dai quotidiani della discesa in campo di Michelini, sponsorizzato da Fioroni. Conosco Leonardo e lo reputo una persona serissima. Credo, però, che lui partecipi alle primarie con un parterre di personaggi alle spalle che con il centrosinistra non hanno nulla a che fare. Mi si accappona la pelle quando sento i nostri dirigenti che non vogliono parlare di primarie del centrosinistra. Queste – ribadisce con forza – sono le primarie del centrosinistra alle quali, di certo, possono partecipare anche persone di altra provenienza, come la stessa Valeri che pur vicina a un’ideologia politica, viene da un mondo civico”.

Quando parla di “parterre di personaggi” a chi si rifersisce?
“Leggo che Michelini sia sponsorizzato da Fioroni e Gigli. Ora, il primo è del Pd e dunque non ci trovo nulla di strano se lo sostiene e mi pare anche che tutti i suoi uomini lo stiano facendo. Fin qui, quindi, nessun problema… però nell’altro caso…”.

Sembra quasi che Michelini sia il candidato del Pd…
“No, mi sembra di capire, che lui è solo il candidato di bandiera di Fioroni, ma anche di una popolazione esterna al Pd che fa riferimento a destra. Ho appreso del sostegno di Gigli, ma anche di quello di Zucchi o di Fattorini per esempio. Sono tutte notizie che circolano e che vedremo se saranno confermate all’atto pratico e cioè quando dovrà essere presentata una vera lista”.

Quindi?
“Non condivido la filosofia per cui ogni voto è buono. Siamo in democrazia, quindi se persone moderate di Viterbo decidono di votare un candidato sindaco, va bene. Ma se questa deve essere un’operazione preconfezionata per ottenere questo scopo, per me, si pongono dei problemi. Facevo parte del comitato fondatore del Pd e credevo in questo progetto, adesso però mi trovo in difficoltà”.

Secondo lei il Pd ha fatto di tutto per far partecipare Michelini alle primarie?
“Per candidarsi Michelini aveva due strade: partecipare alle primarie, con l’appoggio di una parte del partito, o fare  il Filippo Rossi della situazione, correndo da solo. Conoscendo, però, l’ex presidente di Coldiretti, non credo avrebbe optato per quest’ultima soluzione”.

Quali sono stati gli errori più evidenti delle due segreterie, provinciale e comunale?
“Il fatto di considerare il partito come inesistente. Faccio parte della direzione comunale e l’ultima convocazione c’è stata a dicembre. Sono state fatte in seguito delle riunioni e sono state prese delle decisioni che non sono state condivise. Questa non è la strada giusta perché il partito e i suoi membri devono essere messi al corrente di tutto. Ho letto le dichiarazioni di Antonio Rizzello che nell’ultima direzione provinciale ha dato la colpa agli iscritti. Della serie, la colpa è sempre del maggiordomo, così ognuno si leva da ogni responsabilità. Le due segreterie, invece, non hanno brillato in nessuna competizione che abbiamo affrontato. Continuiamo, inoltre, a dire che alla Regione abbiamo preso i voti, ma – ricorda – la Bonino ottenne 67mila consensi a fronte dei 65mila di Zingaretti che è stato l’unico a lavorare bene. Questo partito sembra un consiglio di amministrazione con un presidente, un vicepresidente e un direttore tecnico. Per il resto, più niente”.

Percepisce malumori all’interno del partito?
“Mi pare evidente – afferma decisa -. Se vanno a votare 49mila persone per la Regione e Panunzi, unico candidato blindato da un accordo, prende 14mila preferenze, qualche problema ci sarà”.

Blindato cosa vuol dire?
“Promosso da un accordo tra alcune persone che sponsorizzavano la sua candidatura. Il problema del Pd è a monte e nasce dalle primarie tra Bersani e Renzi, il cui senso non è stato colto. Anche in quest’ultima competizione, il Pd ha scelto di non avere un candidato di bandiera. Tra i tre personaggi in gara, Francesco Serra è l’unico nato e cresciuto nel Pd, ma guai a dire che sia il candidato del partito perché questa affermazione va contro qualcun altro che si vuole spacciare per tale, ma che in realtà non lo sarà mai”.

Secondo lei qual è la soluzione per uscire da questa impasse?
“Ci sono dei momenti in cui è necessario fare un passo indietro. Come diceva Togliatti: “Io non uscirò da queste nebbie, se non uscirà un nuovo partito nuovo”. Tutti ci dobbiamo mettere in testa di voler costruire la nostra forza nella semplicità e nel rispetto degli iscritti e delle persone che tolgono il loro tempo alla loro vita privata, dedicandosi alla politica”.

Per lei chi dovrebbe fare un passo indietro?
“Beh, il mio è un discorso generale – conclude -. Ci sono dei momenti in cui si deve lasciare i posto ad altri. Candidare persone a suon di maggioranze o accordi non paga più e questo ci ha portato a far sì che Grillo ottenesse il 25% dei voti. Sono andata a vederlo quando è venuto a Viterbo per cercare di capire il fenomeno del Movimento 5 stelle. Personalmente Grillo non mi ha provocato nessuna emozione con i suoi discorsi, ma sono rimasta sconvolta dalla partecipazione della gente che era lì. Gente che ha anche votato Pd, tanta gente che ha votato il Pd e che ha detto basta a certe persone e certi meccanismi. Bisogna andare avanti, perché il Pd non può essere il partito di una persona, ma di tutti. Finché non lo si capisce non andremo avanti. Dobbiamo discutere di politica e per farlo servono trasparenza, riunioni e incontri di riflessione. Ognuno deve avere modo di dire la sua altrimenti non andremo lontano”.

Paola Pierdomenico


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1 aprile, 2013

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