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Vetralla - Sei anni e 2mila euro di multa ai due imputati che aggredirono un muratore

Picchiato, rapinato, sequestrato e umiliato con lo scalpo

di Stefania Moretti
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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Picchiato brutalmente, rapinato dei pochi soldi che aveva e umiliato con uno scalpo. Erano in due, la sera del 14 maggio 2006, ad accanirsi contro un povero muratore romeno, a Vetralla. 

Il tribunale di Viterbo li ha condannati entrambi a sei anni di carcere e 2mila euro di multa. Sono A.D., 26enne albanese e F.S.Y., 32enne bulgaro. La vittima è un muratore romeno di 49 anni.

Le accuse erano tentata violenza privata, lesioni aggravate, rapina aggravata, sequestro di persona ed estorsione. Solo da quest’ultima sono stati assolti, ottenendo uno sconto rispetto alla più imponente richiesta di pena dell’accusa, sette anni e 2mila e 400 euro di multa.

Nessuna pietà, da parte del pm Fabrizio Tucci. “E’ stata un’aggressione gratuita e crudele”, ha ripetuto più volte il magistrato, che ha ripercorso tutti i passaggi di quella terribile serata. Ubriachi, i due imputati trascinano il muratore nella loro casa in via Borgo vecchio, a Vetralla. Lo pestano a sangue. Gli rubano i 110 euro che aveva nel portafogli. Poi ancora schiaffi, calci, pugni. E, infine, lo portano a forza in bagno, dove gli tagliano i capelli con un rasoio elettrico. Per l’accusa e per l’avvocato di parte civile Anna Mariani è “un ulteriore sfregio. Un tentativo di infierire contro una persona già ridotta a totale impossibilità di difendersi”.

A trattamento finito, lo scaraventano fuori dall’appartamento e lo minacciano. Guai a chiamare i carabinieri: lo avrebbero ucciso. Il muratore esce sanguinante, con il volto tumefatto e fratture al naso e alle mani. Il pronto soccorso gli dà cinquanta giorni di prognosi. Gli resta appena la forza di telefonare alla moglie in Romania. Lei, da lì, chiama la cognata, che raggiunge subito il fratello.

In casa i carabinieri trovano il pavimento già lavato e gli stracci sotto il letto. Ma il bagno è ancora intatto: nel lavandino ci sono i capelli; in lavatrice, vestiti intrisi di sangue. Anche una spugna è insanguinata e persino i soldi rubati al muratore. 

Per i due scatta l’arresto, così come per le due ragazze che erano in casa al momento dell’aggressione. Una è minorenne. L’altra ha patteggiato.

Gli avvocati della difesa Luigi Sini e Giuliano Migliorati non si risparmiano. Per loro non c’è sequestro di persona perché il muratore ha seguito spontaneamente i due conoscenti nell’appartamento. Il suo interrogatorio, subito dopo i fatti, è forzato. Il pm gli cava le parole di bocca una a una. Lui, tra l’altro, parla poco l’italiano. Com’è possibile, chiede la difesa, che sia riuscito a raccontare i fatti in modo così articolato, com’è scritto nel verbale?

Circostanze poco rilevanti per i giudici, che hanno sposato la tesi dell’aggressione gratuita. I due sono stati assolti solo dall’accusa di estorsione, per tutt’altro episodio: aver cercato di costringere un ragazzo a pagare le loro birre al bar solo perché aveva osato incrociare il loro sguardo.

Le difese aspetteranno le motivazioni. Dopodiché, probabilmente, faranno appello.

Stefania Moretti

 


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17 aprile, 2013

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