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Minorenni denunciano violenza sessuale - Cinque avvisi di conclusione delle indagini agli indagati - La procura vuole il processo

Stupro nel bosco, chiusa l’inchiesta

di Stefania Moretti
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Il tribunale di Viterbo

La procura di Viterbo

Stupro nel bosco, chiusa l’inchiesta.

Cinque avvisi di conclusione delle indagini. Finisce così l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale di due minorenni a Montefiascone.

Dopo il no del Riesame all’arresto dei cinque ventenni indagati, la procura non è stata ferma. Il pm Fabrizio Tucci ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini ai quattro giovani di Acquapendente e all’unico di Onano, accusati di aver violentato una 17enne russa e una 16enne norvegese.

Se la procura non ha ottenuto il carcere, sicuramente vuole il processo. Il prossimo passo sarà la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell’udienza preliminare. Ma c’è ancora tempo.

La difesa ha venti giorni per depositare memorie o chiedere interrogatori. Cosa che quasi sicuramente non farà, a meno che dal fascicolo del magistrato non spuntino documenti finora sconosciuti agli avvocati Angelo Sodani e Giandomenico Caiazza.

L’unico accertamento in sospeso era quello sulle tracce biologiche trovate nell’auto in cui sarebbe avvenuta la violenza. Tra le carte che andranno a richiedere in procura oggi, gli avvocati troveranno sicuramente l’esito di quei controlli, insieme a tutto il materiale finora raccolto dagli inquirenti. Compresa la perizia sui messaggi Facebook inviati dalle due ragazze ai loro amici in Russia e Norvegia.

Per gli investigatori, era lì la prova regina dello stupro. E’ in quei messaggi che la 17enne racconta agli amici di essere stata violentata.
Era l’alba del 30 settembre.

Lei e l’amica, entrambe in Italia in vacanza studio, passano la serata in discoteca. Per tornare a casa, chiedono un passaggio ai cinque ventenni dell’alta Tuscia, conosciuti quella sera. Ma a Montefiascone, i ragazzi fermano la macchina. Uno si apparta con la 16enne, gli altri con la 17enne. E in quel boschetto restano per tre lunghe ore, fino alle 8 del mattino.

Per i cinque, le due amiche sono consenzienti. Loro smentiscono, ma la più piccola ha dei dubbi sull’altra. Dubbi che solo con quella perizia informatica la procura riesce a dissipare. Ma non basta né al gip né al tribunale del Riesame, che respingono entrambi la richiesta di arresto del pm.

Per gli inquirenti, l’unica strada percorribile resta il ricorso in Cassazione. Scadono oggi i dieci giorni di tempo a disposizione dei magistrati di via Falcone e Borsellino per impugnare l’ordinanza del Riesame e chiedere di nuovo l’arresto. La Suprema Corte, però, ha tempi biblici. La pronuncia potrebbe arrivare anche in capo a sette o otto mesi. A udienza preliminare conclusa e, persino a processo avviato, semmai cominciasse.

Lo spettro del carcere per i cinque, insomma, si allontana. La preoccupazione dei ragazzi, ora, diventa l’udienza preliminare e il pensiero di affrontare l’accusa in tribunale.

Stefania Moretti


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4 aprile, 2013

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