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Viterbo - Violenza sessuale - Professore universitario scagionato dopo sei anni di indagini e tre di processo

Toccamenti alle amichette della figlia, assolto

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L'avvocato Pierfrancesco Bruno

L’avvocato del professore, Pierfrancesco Bruno 

Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi 

Assolto perché il fatto non sussiste. Finisce così il processo al professore universitario 53enne, accusato di aver palpeggiato le amichette della figlia.

Le bambine, all’epoca dei fatti, avevano dieci e undici anni. Era il 2005.

In quattro – solo due costituite parte civile al processo – dissero di essere state toccate su inguine e sedere dal padre di una loro amica. La scusa sarebbe stata quella di misurare loro la febbre o la circolazione sanguigna.

Tutto nasce da un’altra indagine per abusi sessuali. Una delle bambine, vittima di violenze da parte di un familiare, riferisce al magistrato di conoscere un’altra persona che faceva lo stesso con la figlia e le sue amichette: era il professore.

L’avviso di garanzia per violenza sessuale aggravata arriva nel 2007. Una macchia scura sulla sua vita e sulla sua carriera: l’uomo, abbruzzese di nascita ma residente in provincia, è un noto ricercatore d’avanguardia.

Le manette ai suoi polsi non sono mai scattate. Il gip respinse la richiesta d’arresto del pm Laura Centofanti, oggi trasferita. La figlia dell’indagato negava ostinatamente di aver mai subito violenze da parte del padre.

L’indagine, comunque, è andata avanti. Così come il processo, terminato ieri davanti ai giudici del tribunale di Viterbo. Anche il pm Massimiliano Siddi, che ha ereditato il fascicolo dalla collega Centofanti, ha chiesto l’assoluzione. Per la pubblica accusa, in sostanza, i presunti palpeggiamenti, semmai siano avvenuti, non vanno considerati come atti sessuali.

Le bambine, inoltre, sono imprecise nei loro racconti. Si contraddicono, ma soprattutto, per accusa e difesa, si spalleggiano fino a suggestionarsi. All’inizio non si sarebbero neppure accorte di quello che, per il pm titolare dell’inchiesta, era un tentativo di allungare le mani. Hanno realizzato solo dopo averne parlato insieme. Circostanza importante, sottolineata sia dal pm che dall’avvocato difensore Pierfrancesco Bruno.

Accanto alle imprecisioni delle bambine, c’è la convinzione della figlia del ricercatore, che ha respinto da sempre le accuse mosse al padre. Mai aveva confidato alle amiche di aver subito violenze e mai le amiche si erano lamentate con lei dell’atteggiamento del professore.

In più, l’imputato è risultato pulito sia dalle intercettazioni che dai controlli sul suo computer, del tutto privo di materiale pedopornografico. 

Per l’uomo, l’incubo è finito ieri, dopo sei anni di indagini e tre di processo.


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16 aprile, 2013

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