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Graffignano - Traffico illecito di fanghi e scarti di demolizione - Il vicequestore della forestale Marco Avanzo riepiloga le indagini

Ventimila tonnellate di rifiuti nascoste nella terra

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Il vicequestore aggiunto Marco Avanzo

Il vicequestore aggiunto Marco Avanzo, che ha testimoniato ieri 

(s.m.) – Ventimila tonnellate di rifiuti sprofondate nella terra. Un’impressionante quantità di fanghi, ceneri e scarti di demolizione nascosti sotto ai terreni per aggirare le vie canoniche di smaltimento e risparmiare.

Questo descrive il vicequestore aggiunto della forestale Marco Avanzo. Il capo del Nipaf di Viterbo ha testimoniato ieri mattina al processo contro i tre fratelli imprenditori accusati di traffico illecito di rifiuti. Sono Paolo, Roberto e Luciano Nocchi. A giudizio, insieme a loro, anche il consulente ambientale Davide Drago, Meri Muzi, segretaria della società dei Nocchi Inerti centro Italia (Ici) e un dipendente, Fabrizio Del Medico.

“Gli impianti Ici erano a Graffignano in località Bivio del Pellegrino – spiega il vicequestore -. Da qui, i rifiuti dovevano andare dritti alla Manufatti centro Italia di Alviano, anche questa società del gruppo Nocchi. Ma, una volta caricati, facevano il percorso inverso. Non andavano ad Alviano, ma alla cava e ai terreni in località Pascolaro, a Graffignano. Sempre di proprietà dei Nocchi”. 

E’ qui che fanghi e scarti sarebbero stati interrati in quantità abnormi. Ma le indagini della forestale hanno riportato quei rifiuti sotto il sole. “In appena un anno – continua Avanzo – sono state ventimila le tonnellate di prodotti di scarto illecitamente conferite nella cava e nei terreni. 4mila nei primi sei mesi, 16mila nei restanti sei. Nessuno dei camion controllati andava verso Alviano. Tutti si dirigevano in località Pascolaro”.

Un “monitoraggio secondo per secondo”, quello degli investigatori: i forestali hanno sorvegliato il ciclo dei rifiuti dal carico allo scarico. Appostati su una collinetta che sovrastava l’impianto Ici, potevano controllare la partenza dei camion e sapere quando e a quale destinazione arrivavano attraverso i gps. Il resto lo hanno fatto intercettazioni e sopralluoghi.

I rifiuti non erano pericolosi: il pm Stefano D’Arma non contesta il disastro ambientale. Ma che i terreni siano stati appestati, anche in prossimità di falde acquifere, per Avanzo, è certo. “L’odore era acre e penetrante – afferma il vicequestore -. La zona non è mai stata bonificata. So che il Comune aveva chiesto al servizio bonifiche della Regione di interessarsi del problema. Ma i costi sono ingenti”.

Per la bonifica ci vogliono decine di milioni di euro. Ma i terreni in località Pascolaro si sono arenati già al piano di caratterizzazione. “E’ la fase preliminare – dichiara Avanzo -: uno studio del terreno che accerterebbe l’eventuale minaccia, la sua gravità e la sua estensione. La Provincia ordinò all’Ici di redigerlo, ma l’azienda non si è fatta carico dei costi. Il Comune, a sua volta, si è rivolto alla Regione”. Che ci sia un danno, per la forestale, è fuor di dubbio: le analisi dell’Arpa dicono che i terreni sono contaminati. Pagare spetterebbe a chi ha contaminato. Ma la palla, in questo caso, è passata alla Regione, che in sette anni è rimasta immobile.


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16 aprile, 2013

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