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Viterbo - 33enne di nuovo a giudizio - Uccise il compagno di cella con cinquanta colpi di caffettiera

Aggredisce agente di polizia penitenziaria, condannato

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere Mammagialla di Viterbo 

Aggredisce agente di polizia penitenziaria, condannato. 

Resterà in carcere nove mesi in più Diego Cantone. Sul 34enne napoletano già giudicato per l’omicidio del compagno di cella a colpi di caffettiera, pende una nuova condanna. Stavolta di lieve entità: nove mesi per le lesioni a un ispettore di polizia, che denunciò un’aggressione nel 2010.

Era mattina presto. Cantone era ancora detenuto al carcere Mammagialla di Viterbo, dal quale è stato poi trasferito per la sua irrequietezza fuori dal comune. 

L’agente stava procedendo alla battitura delle inferriate. Cantone era in bagno. Appena ha visto l’ispettore lo ha minacciato. Dalle parole è subito passato ai fatti, avventandosi sull’agente penitenziario e colpendolo.

L’uomo ha riportato ferite lievi: cinque giorni di prognosi per qualche escoriazione alla fronte e alle mani. Ma la denuncia è scattata lo stesso e, da questa, il processo anche per resistenza a pubblico ufficiale. Accusa dalla quale è stato assolto.

Non è la prima volta che Cantone finisce a giudizio per reati commessi durante la sua permanenza in carcere. 

Nel penitenziario viterbese, anni fa, avrebbe bruciato un materasso. Un gesto che ha dato luogo a un procedimento penale per danneggiamento davanti al tribunale di Viterbo. E’ solo uno degli episodi che hanno determinato il suo trasferimento: la direzione del carcere viterbese lo definiva “ingestibile”, così come i detenuti, che arrivarono a firmare una petizione in massa per mandarlo via.

Sempre in carcere, ma stavolta a Pavia, Cantone ha commesso il suo crimine più grave: l’omicidio del compagno di cella. Un atto dovuto, per il detenuto, all’epoca 26enne.

La vittima, il 57enne Ennio Bertoglio, era stato arrestato e condannato per abusi sessuali su minori. Un reato ignobile, nel codice d’onore dei detenuti, che prescrive di rendere la vita impossibile a chi si macchia di questa colpa. Nessuna pietà. Neanche tra carcerati. Un insegnamento che Cantone ha recepito ed eseguito alla lettera, fracassando il cranio di Bertoglio con cinquanta colpi di caffettiera.

All’epoca era finito in cella per reati contro il patrimonio. Ora ha una condanna a trent’anni da scontare, più i nove mesi comminati ieri. 


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14 maggio, 2013

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