--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Ronciglione - Alla sbarra per maltrattamenti in famiglia, la versione del musicista

“E’ mia moglie che mi picchia: pesa cento chili!”

Condividi la notizia:

Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo 

“E’ lei che mi picchia. Pesa cento chili! Io cerco solo di fermarla”. 

Si è difeso così il musicista a processo per maltrattamenti sulla moglie.

Per quell’accusa che lui dice falsa, si è fatto un mese di carcere. Ora sta provando a ricostruire la sua vita e il suo matrimonio. “Non è facile – ha spiegato ieri al giudice, in un italiano senza sbavature -. Neanche il rapporto con mia moglie è mai stato facile. Lei ha un carattere forte. Quello che è successo ci ha portato via tre mesi di tempo. Ho dovuto pensare a riavere la mia libertà. Ma ora voglio recuperare, perché tengo tanto a lei e alla mia famiglia”.

La coppia ha due figli, il più grande di tre anni e mezzo. Sono sposati dal 2006. Lei è sudamericana. Lui senegalese. Si sono conosciuti in Italia e, fino a pochi mesi fa, vivevano insieme a Ronciglione.  

L’arresto ha cambiato tutto. A gennaio la moglie lanciò dalla finestra un biglietto con una richiesta di aiuto. I vicini lo hanno raccolto e hanno chiamato i carabinieri. Lui, però, nega nel modo più assoluto di averla picchiata. “Non ho mai alzato le mani, né quel giorno, né mai – ha dichiarato davanti al giudice Rita Cialoni -. Ero solo andato a prenderla alla fermata dell’autobus perché dovevo lavorare e non potevo stare con i bambini”.

Quando si è alzato al mattino, non l’ha trovata in casa. “Sono andato a cercarla e l’ho trovata che era in partenza per Roma. Non poteva andare. Chi sarebbe rimasto con i bambini? Lei non lavora, ma io sì. Ero pieno di impegni che non potevo rimandare. Spettava a lei tornare a casa e prendersi cura dei bambini. Li avevo anche lasciati soli per andare a cercarla…”.

E’ in quel momento che, secondo la donna, il marito l’avrebbe malmenata. Nel referto del pronto soccorso c’è una prognosi di dieci giorni. Ma lui si ostina: “Al massimo l’ho tirata per la borsa, per farla venire con me. Ma avevo fretta: i nostri figli erano soli a casa. Non ho picchiato nessuno. Semmai è il contrario: era lei che mi prendeva a schiaffi, quando litigavamo. Io non ho la sua stessa forza. Pesa cento chili! Anche riuscire a fermarla è un problema…”. 

I suoi avvocati Luigi Mancini e Giovanni Bartoletti hanno chiesto la revoca dell’obbligo di dimora fuori da Ronciglione. Il giudice Rita Cialoni si è riservato. A ottobre la sentenza.


Condividi la notizia:
3 maggio, 2013

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR