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Feto nel cassonetto, la madre non risponde

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [4]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Maria Antonietta Russo [5]

L’avvocato della 24enne, Maria Antonietta Russo

E’ rimasta in silenzio la madre del feto trovato giovedì scorso in un cassonetto. 

La 24enne romena, arrestata per soppressione e occultamento di cadavere, non ha risposto alle domande del gip De Pasquale di Civitavecchia.

L’interrogatorio di garanzia, fissato oggi alle 11, è stato un colloquio lampo. Durato appena il tempo di spiegare che la ragazza voleva avvalersi della facoltà di non rispondere.

Nessuna richiesta al gip, da parte della difesa. Del resto, chiedere la scarcerazione allo stesso giudice che, giorni fa, ha firmato l’ordinanza di arresto, sarebbe stato di dubbia utilità. 

L’avvocato della ragazza, Maria Antonietta Russo, può sempre fare ricorso al tribunale del Riesame. Ha dieci giorni di tempo per pensarci e per prepararlo.

La 24enne, nel frattempo, resta in cella. Al suo avvocato ha detto di essere provata e di voler riabbracciare il suo bambino di nove mesi, rimasto in Romania.

L’altra, che qualcuno ha chiamato Francesca, è stata trovata morta in un cassonetto in via Solieri (Viterbo) una settimana fa. Secondo la ricostruzione del pm Franco Pacifici e degli agenti della squadra mobile, la ragazza ha chiesto aiuto a un infermiere per disfarsi della bimba.

L’uomo è indagato a piede libero per averle procurato una ricetta medica che le prescriveva un farmaco a base di ossitocina. Il medicinale le ha indotto le contrazioni e l’ha fatta partorire prematuramente a sette mesi. Da una prima analisi del medico legale Mauro Bacci, la piccola sarebbe potuta sopravvivere, se non fosse stata messa in una busta e gettata in un secchione dei rifiuti. La difesa obietta che i risultati dell’autopsia, in realtà, non sono ancora pronti. 

Ma proprio in base alle conclusione del consulente, la procura ha chiesto l’arresto per omicidio. Il gip l’ha concesso per un’altra ipotesi di reato: soppressione e occultamento di cadavere. Il pm Pacifici non ci sta ed è pronto a impugnare [6].

Per lui e per il procuratore capo Alberto Pazienti, la contestazione è incommensurabilmente più grave. Nell’ottica accusatoria, la giovane donna era animata da una fortissima volontà di disfarsi della piccola. Per questo non ha esitato a coinvolgere nel suo piano l’infermiere: per avere l’aiuto necessario a portare a termine quella gravidanza indesiderata velocemente. E soprattutto di nascosto. Contando sul fatto che nessuno si sarebbe accorto di quella bimba così piccola, abbandonata in un sacchetto tra i rifiuti.

Ma l’emorragia avuta dopo il parto l’ha costretta ad andare in ospedale. Ha provato a negare. Ma alla fine ha confessato.


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