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Feto nel cassonetto, si indaga per omicidio

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [3]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Omicidio. Sarebbe questa l’ipotesi di reato attorno alla quale stanno lavorando gli investigatori. 

L’autopsia sul feto di sette mesi, trovato giovedì in un cassonetto in via Solieri, non lascia spazio a dubbi. Per il medico legale Mario Bacci, la bimba è nata viva. E forse avrebbe potuto salvarsi, se la madre non l’avesse messa in una busta e gettata in un secchione.

Dall’infanticidio si passerebbe quindi all’omicidio. Ipotesi ben più grave, a cominciare dalle pene previste dal codice: carcere a vita contro un massimo di dodici anni di reclusione. Ma non è una soluzione definitiva. E’ possibile che l’accusa possa subire variazioni o aggiustamenti nelle prossime ore. Decisive per capire come si muoverà il tribunale alla luce degli indizi raccolti da magistrato e squadra mobile.

Per gli inquirenti la 24enne romena, madre del feto, era fermamente decisa a disfarsene. Al punto da procurarsi una ricetta medica per farsi prescrivere ossitocina. Il farmaco le ha provocato una contrazione dopo l’altra, fino a far nascere la piccola. Della ricetta si sarebbe occupato il suo compagno, un infermiere, anche lui indagato, che avrebbe conosciuto la ragazza nel night in cui lavorava.

Le motivazioni che abbiano spinto l’infermiere a tanto non sono chiare. Si ipotizzano motivi economici. Non si esclude che fosse lui il padre della bimba e che, proprio per questo, abbia accettato di aiutare la madre a disfarsene.

Lui, interrogato dal pm Franco Pacifici, si è limitato a confermare di aver accompagnato la ragazza in ospedale alle 15,30 di giovedì. Prima dell’arrivo, la sosta in via Solieri, dove la ragazza ha buttato il feto. Ma l’uomo non lo sapeva. O almeno così ha riferito al magistrato che lo ha ascoltato in presenza del suo avvocato: ha visto la busta, ma non sapeva cosa contenesse.

 

 


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