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Arte - Intervista al pittore di Sutri Roberto Ferri, che si muove nel segno di Caravaggio, prima della inaugurazione della sua nuova mostra Noli foras ire, dal 7 maggio al 2 giugno a palazzo delle Esposizioni a Roma

La potenza e l’oscurità della luce…

di Stefania Moretti

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Il pittore Roberto Ferri

Il pittore Roberto Ferri

Noli foras ire

Noli foras ire

– Vittorio Sgarbi lo ritiene un fenomeno: nel 2010, gli ha commissionato la via Crucis della cattedrale di Noto. Ora che l’opera è finita, Roberto Ferri la presenta in anteprima nazionale nella sua mostra Noli foras ire, dal 7 maggio al 2 giugno a palazzo delle Esposizioni (Roma).

Quelle quattordici tavole a olio sono solo la sua ultima fatica (fotogallery – l’opera). Tarantino di nascita e sutrino d’adozione, Ferri ha una carriera che sembra lunga il doppio dei suoi 35 anni. Il suo modello è Caravaggio. Ha esposto al Vittoriano, alla Biennale di Venezia, a Palazzo vecchio a Firenze. Il suo smisurato talento è arrivato a Parigi, New York, Madrid. Una passione che parte da lontano.

Quando ha capito che voleva fare il pittore?
“Non ho mai capito di esserlo. L’ho sempre saputo fin da bambino”.

Ha incontrato molti ostacoli, durante il suo percorso?
“Tanti, a partire dal liceo artistico, in Accademia e fino a oggi, soprattutto perché il mio modo di dipingere è sempre andato contro corrente, in particolare nell’ambito della pittura contemporanea”.

Le sue opere, in effetti, hanno richiami barocchi e caravaggeschi. Perché questa scelta?
“Non è una scelta. E’ semplicemente il modo in cui io sento la pittura”.

Cosa ne pensa, invece, della pittura moderna? 
“Ritengo che il più delle volte si renda banale poiché indaga in maniera superficiale se stessa. La pittura, secondo me, non dovrebbe mai prescindere da quella che è la sua vera essenza, ossia quella di essere un occhio superiore, al di sopra e fuori da tutto”.

Dove trova l’ispirazione?
“Da tutto e in qualsiasi momento. L’ispirazione per me è una predisposizione dell’anima a percepire la propria realtà interiore”.

Come si misura la professione dell’artista con le esigenze della vita quotidiana? Nel 2013 è ancora possibile vivere di arte?
“Non è facile far combaciare la vita da artista con la vita quotidiana. A volte quando sono immerso nella pittura e qualcosa mi riporta alla quotidianità è come passare da una realtà a un’altra. Con la testa viaggio molto di più che con il corpo e comunque ad oggi le mie opere hanno viaggiato molto più di me. Nonostante il momento particolare io vivo di arte, ma non so se me la sentirei di consigliarlo ad altri”.

C’è una delle sue opere a cui è particolarmente affezionato?
“Si: “Nella morte avvinti”, un dipinto che ha segnato l’incontro con la mia donna e dal quale non riuscirei mai a staccarmi”.

Come nasce questa nuova mostra?
“Dall’esigenza di presentare in anteprima l’opera della via crucis per la cattedrale di Noto, commissionatami nel 2010 da Vittorio Sgarbi, e altri quadri inediti che rappresentano la mia poetica. Si passa quindi dalla passione di Cristo, flagellato e caricato della croce, alla caduta di angeli ribelli sulla terra”.

Una delle sue più grandi soddisfazioni professionali?
“Sicuramente quella di partecipare alla Biennale di Venezia nel 2011”.

Sgarbi la definisce un fenomeno. Che effetto le fa?
“Positivo. E’ un riconoscimento importante da un critico d’arte che di certo non si risparmia. In questi anni ha seguito molto e con attenzione la vicenda della mia pittura e questo non può che farmi piacere”.

Si sente arrivato?
“Tutt’altro. Ogni volta è come stare al punto di partenza e forse è anche questa la mia forza, perché di sogni da realizzare non ne abbiamo mai abbastanza”.

Prossimi progetti?
“A luglio inaugurerò una mia personale a Taranto, al museo diocesano. A novembre sarò in California e per l’anno prossimo ho un grande progetto in cantiere”.

Cos’è per lei la pittura?
“La mia vita”.

Stefania Moretti


La mostra Noli foras ire

Dal 7 maggio al 2 giugno 2013 la sala Fontana del Palazzo delle Esposizioni di Roma ospiterà la mostra Roberto Ferri “Noli foras ire” e la presentazione della via Crucis per la cattedrale di Noto, organizzata da Franco Senesi Fine Art, Simona Gatto e Francesca Sacchi Tommasi, con la supervisione artistica del critico d’arte Vittorio Sgarbi, di Claudio Strinati, dirigente del ministero per i Beni e le Attività Culturali, e di Francesco Buranelli, segretario della Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa.

Si potranno ammirare trentasei opere di Roberto Ferri, artista figurativo contemporaneo di ispirazione caravaggesca, ventiquattro dipinti su tela e dodici disegni e bozzetti preparatori eseguiti con tecniche varie.

Tra questi alcuni dipinti con soggetto profano, alta espressione della poetica e dello stile dell’artista, dove l’estremo realismo delle figure umane e l’eroismo di pose ed espressioni testimoniano il recupero di modelli classici e l’ottima conoscenza anatomica dell’artista. Opere armoniche nelle forme e nella composizione, caratterizzate da un senso di oniricità e da numerosi riferimenti all’antico che vogliono generare stupore e meraviglia nello spettatore.

Inoltre, saranno presentati i dipinti raffiguranti le quattordici stazioni della Via Crucis commissionati nel 2010 a Ferri per la Cattedrale di Noto, meraviglioso esempio di arte e architettura barocca siciliana. Alcuni di questi dipinti furono esposti nel 2011 a Palazzo Grimani di Venezia sempre in occasione della Biennale Internazionale d’Arte, evento da cui nacque l’idea di Roberto Ferri e del critico e giornalista Fabio Isman di esporre in anteprima il lavoro completo in una prestigiosa sede romana, come il Palazzo delle Esposizioni, prima della definitiva collocazione nella cattedrale.

Una mostra unica in cui convivono sacro e profano e da cui emerge la volontà di fondere il bene e il male che caratterizza le opere di Roberto Ferri, come nell’olio su tela Lucifero, in cui l’angelo caduto dal cielo, ritratto mentre imprime il suo sigillo sulla pietra e sulla terra su cui regnerà, esprime tutta la sua bellezza.

Tra gli altri dipinti si segnalano Requiem, opera imponente commissionata nel 2012 da TIA, in cui Ferri reinterpreta il tema del requiem rappresentando un angelo accolto da figure demoniache per far emergere la fine della sua parte benigna e la rinascita di quella maligna, simboleggiata dallo scarafaggio che entra sotto la pelle della sua mano; Nella morte avvinti del 2011, in cui l’artista fonde il suo pensiero con quello della sua compagna, espresso dall’incisione sulla tomba posta dietro i due innamorati in primo piano “qui deposito le mie lacrime, parte di me, frutto intimo che si fa specchio”.

Il catalogo della mostra è edito dalla casa editrice Giunti.


Biografia di Roberto Ferri

Roberto Ferri, artista di origine tarantina conosciuto in Italia e all’estero per i suoi dipinti a tema sacro o profano, ispirati alla pittura barocca, con particolare attenzione per Caravaggio, ad alcuni maestri del Romanticismo, dell’Accademismo e del Simbolismo, tra cui Ingres, David, Gericault, ma anche del Surrealismo.

Laureato con lode all’Accademia di Belle Arti di Roma, nel 2011 partecipa alla 54ma edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, con il dipinto “Redenzione” e nel 2012 partecipa alla collettiva organizzata nell’ambito del Premio Fabbri per l’Arte “Un secolo e 7” alla Biblioteca Nazionale di Bologna e al Museo Alinari di Firenze.

Ha esposto le sue opere all’Istituto di Cultura Italiana di Londra, al Complesso del Vittoriano a Roma, a Palazzo Vecchio a Firenze, al Palazzo dei Priori di Viterbo, a Castel Sismondo e Palazzo del Podestà diRimini e in altre collezioni private a Parigi, Menerbes nella dimora di Picasso e Dora Maar, New York, Barcellona, Miami, Madrid, Milano, Boston, Dublino, Texas e New Messico

Vittorio Sgarbi lo definisce: “Un fenomeno, ammirevole come e più di un pittore antico. Ed eccoci davanti a quadri antichi sorprendentemente moderni, apparentemente accademici ma trasgressivi. Così egli determina un effetto borgesiano: chiede e ottiene stupore, e dipinge, oggi, quadri antichi: così noi davanti ai suoi quadri non sapremo dire in che epoca siamo“.


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1 maggio, 2013

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