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Viterbo - Sette mesi per far partire l'udienza preliminare - Una famiglia chiede giustizia e la prescrizione si avvicina

Muore in ospedale, dopo quattro anni ancora niente processo

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L'ospedale Belcolle di Viterbo

L’ospedale Belcolle di Viterbo

(s.m.) – Sette mesi per far partire un’udienza preliminare. Tempi di ordinaria amministrazione al tribunale di Viterbo. Ma è difficile spiegarlo a una moglie e a tre figli che, da quattro anni, hanno perso un padre e un marito. 

Era il 13 aprile 2009. Un uomo di 75 anni viene portato al pronto soccorso dell’ospedale Belcolle. Semplicemente perde sangue dalla bocca. Nessuno pensa al peggio. Ma l’uomo è infermo e ha avuto un ictus. I familiari pensano sia meglio ricoverarlo per precauzione.

Da Belcolle, per mancanza di posti letto, il 75enne viene dirottato alla clinica privata Santa Teresa, sulla Tuscanese. Due giorni dopo cade nel bagno e si rompe il femore. Torna a Belcolle, dove resta ricoverato per dieci giorni. Muore il 24 aprile. Sulle prime, ai familiari viene detto che ha avuto un infarto, ma da accertamenti più approfonditi la causa del decesso risulterà essere shock emorragico.

L’inchiesta della procura viterbese porta all’iscrizione di due medici di Belcolle nel registro degli indagati: Pietro Rossi e Sabrina Inciocchi, entrambi indiziati di omicidio colposo. Il sospetto è che non si siano accorti in tempo di un versamento e non abbiano eseguito una trasfusione di sangue. 

Sotto inchiesta, ma per lesioni colpose, finiscono anche Fabio Angelucci e Alvaro Tomassetti. Il primo, è legale rappresentante del gruppo Ro.Ri., che gestisce la Santa Teresa. Il secondo, è il direttore sanitario della clinica. Devono rispondere delle mancate attrezzature nel reparto per disabili. Lo stesso bagno, dove il 75enne è caduto, sarebbe stato sprovvisto degli appositi accessori in aiuto agli infermi.

Dal 12 ottobre dell’anno scorso l’udienza preliminare non è ancora iniziata. Ieri mattina il terzo rinvio, sempre per lo stesso motivo: non c’è prova che a uno dei medici sia stato notificato il decreto di fissazione dell’udienza. La notifica risulta in giacenza da due mesi all’ufficio postale di Guidonia, dove abita il medico.

“La cancelleria del tribunale è stata efficiente – afferma l’avvocato Massimiliano Fioravanti, che assiste la moglie e i tre figli della vittima -. Il giorno stesso dell’ultima udienza, a febbraio, hanno notificato di nuovo la citazione. Ma si poteva fare un controllo in più all’Unep (Ufficio notificazioni esecuzioni e protesti), che magari avrebbe provveduto a sollecitare il destinatario. In aula manca la prova di una notifica. Ma a questi tre figli è venuto a mancare un padre. E per loro è inaccettabile che una notifica blocchi il loro diritto ad avere giustizia”. 

La prescrizione, tra l’altro, si avvicina a grandi passi: dalla morte del settantenne sono già passati quattro anni. Per concludere udienza preliminare e processo, ne restano solo tre e mezzo. E la prossima udienza è a novembre.


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17 maggio, 2013

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