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Elezioni comunali 2013 - L'appello al cambiamento del candidato di Viva Viterbo, Filippo Rossi

“Né Marini, né Michelini, i veri riformisti siamo noi”

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Filippo Rossi a piazza del comune

Filippo Rossi a piazza del comune 

Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo ha bisogno di cambiare. Credo che il novanta per cento dei viterbesi ne siano convinti. Come credo che il novanta per cento dei viterbesi non sia soddisfatto di come la città è stata “governata” in questi anni. In questi mesi ho incontrato centinaia di persone. Centinaia di viterbesi stanchi di vivere in una città senza una guida, senza una prospettiva, senza un destino. La frase che comprende tutto quello che mi è stato detto è “ci sentiamo abbandonati”. Si sente abbandonato chi vive nelle periferie, si sente abbandonato chi vive nelle frazioni, si sente abbandonato il centro storico. E poi si sentono abbandonati gli imprenditori, i commercianti. Si sentono abbandonati le associazioni culturali e il mondo del volontariato.

Si sentono abbandonati i giovani che si ritrovano a vivere in una città che non ha nulla da dargli: non un punto di ritrovo, non un cinema… Si sente abbandonato il mondo universitario, “separato in casa” in una città che dovrebbe investire tutto sulla conoscenza. Si sentono abbandonati i turisti. Si sentono abbandonati i disabili in una città che non ha mai pensato a un piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Si sentono abbandonati gli insegnanti. Si sentono abbandonati i dipendenti comunali, lasciati soli a prendersi le critiche per un’inefficienza che dipende dall’alto. Si sente abbandonato il mondo dello sport, costretto a operare senza nessun vero aiuto…

Una città intera abbandonata a se stessa, questa è la triste verità.

Una città che ha bisogno di cambiare.

Ecco, il cambiamento. La mia sfida alla città, la mia richiesta di fiducia ai viterbesi, parte esclusivamente dall’esigenza di cambiamento. La nostra città non può più essere trattata in questo modo, sfregiata ogni giorno dal menefreghismo di chi guarda il mondo dall’alto in basso, da chi sembra sempre che stia facendo un favore a chi si impegna per costruire pezzi di futuro.

È per questo che sono convinto che gli unici veri riformisti siamo noi di Viva Viterbo. Non perché non ci siano brave persone anche in altri schieramenti, non perché non ci siano buone idee anche in altre proposte amministrative. Ma perché noi siamo gli unici ad aver avuto il coraggio di rompere gli schemi conservatori di una politica che, se non riesce a riformare se stessa, certo non può rinnovare la città.

Per dirla tutta. Chi vota Giulio Marini non può volere davvero il cambiamento della città. Con quella croce su quella scheda firmerà una carta in cui afferma che Viterbo va bene così com’è. Marini si è ripresentato agli elettori con le stesse persone, con gli stessi nomi, con gli stessi apparati di potere che non hanno fatto nulla per la città.

Chi è convinto che la nostra città merita di più non può votare Giulio Marini. E se lo fa, certo non potrà ricominciare a lamentarsi per le cose che non vanno e che non funzionano.

È per questo che Viva Viterbo non aprirà mai nessun dialogo con chi ha portato la nostra città in questa situazione dopo venti anni di governo. Non vogliamo essere complici di chi ha ucciso e continuerebbe a uccidere Viterbo.

Lo stesso ragionamento vale, purtroppo, anche per il centro-sinistra. Sono convinto che se dalle primarie fosse uscito un altro risultato la campagna elettorale sarebbe stata un’altra, sarebbe stata migliore, non per altro perché ci sarebbero stati due riformismi complementari a confrontarsi: quello civico di Viva Viterbo e quello politico di Francesco Serra. Non è andata così. Leonardo Michelini sì è presentato come il vecchio perché è il vecchio. Per lui la politica è roba di apparati. Ed è per questo che l’unica sua preoccupazione è stata quella di fare campagna acquisti nel fronte avversario: non buone idee ma cattive compagnie. Davvero non riesco a capire come un riformista possa votare chi ha cercato il sostegno di Nando Gigli, di Claudio Taglia, di Sandro Zucchi, di Massimo Fattorini… il sostegno di pezzi di potere che hanno fatto in modo che Viterbo fosse quella che conosciamo troppo bene. Chi dice che può arrivare il cambiamento da un’alleanza del genere sa di dire una menzogna.

È per questo che l’unica speranza per riformare la politica viterbese, l’unica speranza per cambiare Viterbo viene dal civismo. Non perché siamo migliori ma perché siamo gli unici che abbiamo avuto il coraggio di rompere con quel consociativismo che è stato la causa prima dell’immobilismo cittadino. E per salvare Viterbo dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

Filippo Rossi
Candidato sindaco Viva Viterbo

 


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15 maggio, 2013

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