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“Quelli erano i soldi che servivano per fare la spesa”

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L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

 “Quelli erano i soldi che servivano per fare la spesa”.

E’ quanto è emerso ieri nell’udienza alla Corte d’Assise di Roma del processo per la riduzione in schiavitù di cinque lavoratori indiani in merito al contenuto delle agende scritte in indiano.

A parlare di fronte ai giudici è stata l’unica parte civile, ovvero uno dei cinque indiani che hanno denunciato i due imputati e che è rappresentato dall’avvocato Samuele De Santis.

All’uomo è stato chiesto di far luce sul contenuto manoscritto delle agende che erano spuntate fuori durante l’udienza precedente e che sono scritte in indiano. Si parla di cifre non troppo esorbitanti che si aggirano intorno ai 300 euro e che sarebbero state versate dall’imprenditore di Tarquinia L. T. tra giugno e agosto del 2010 e poi a settembre e ottobre dello stesso anno.

“Quei soldi appuntanti nelle agende erano quelli servivano per la spesa alimentare – ha detto in aula l’uomo – e per tutte le altre cose che servivano nella quotidianità. Una sorta di vitto”.

Diversa, invece, la spiegazione che sarebbe stata data a un versamento di mille euro che è uscito fuori dai vari pagamenti. Quello sembra che servisse per le pratiche di regolarizzazione degli stranieri in Italia.

La difesa ha poi presentato alla corte l’istanza di ascoltare tutte le parti offese. Richiesta che è stata però rigettata dai giudici. Al termine dell’udienza, durata circa tre ore, il processo è stato rinviato al 24 giugno prossimo quando si terranno le discussioni del pubblico ministero e della parte civile.


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