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Un buco tra i due e i tre milioni di euro sulle spalle del Comune

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Il testimone Paolo Salani [4]

Il testimone Paolo Salani

Il testimone Attilio Vallante [5]

Il testimone Attilio Vallante

Giancarlo Gabbianelli e il suo avvocato Massimo Rao Camemi [6]

Giancarlo Gabbianelli e il suo avvocato Massimo Rao Camemi

I protagonisti del processo Cev [7]

I protagonisti del processo Cev

(s.m.) – Un buco compreso tra i 2,5 e i 3 milioni di euro, causato dall’aumento delle spese del personale. 

E’ il pesante fardello del Cev Spa descritto dai testimoni del processo. Una spada di Damocle sul bilancio di Palazzo dei Priori, che si era accollato gli oneri della liquidazione della società partecipata, gestore di gran parte dei servizi pubblici della città.

Ancora una volta il crack della società è al centro della nuova udienza per l’ex sindaco Gabbianelli & Co.. 26 persone a giudizio, tra ex amministratori, imprenditori e dirigenti nel più grande processo viterbese per reati contro la pubblica amministrazione. Abuso d’ufficio e fatture false per prestazioni inesistenti. Ma anche associazione a delinquere, accusa rivolta solo a 17 imputati. La cornice è l’affidamento diretto dei servizi alle aziende del Consorzio imprese, senza gare d’appalto per selezionare i soci del Cev. Il che, per i pm Franco Pacifici e Paola Conti, è all’origine di un danno erariale da diversi milioni di euro.

Cinque i testimoni ascoltati ieri, interpellati soprattutto sui costi del dissesto della società e sulle modalità di ripartizione di servizi come illuminazione, verde pubblico e altri. Di riorganizzarli si occupò l’ex dg del Comune di Pesaro Giovanni Rubini, tra il 2002 e il 2003, su incarico della giunta Gabbianelli. Per il manager “era possibile costituire società miste dove i soci avevano funzione operativa, ma in un regime di trasparenza e libera concorrenza, con gare a evidenza pubblica”.

Proprio questo è il cuore del problema: il mancato risparmio, per il comune di Viterbo, derivato dalla rinuncia alle gare d’appalto e dalla scelta degli affidamenti diretti. La difesa dice il contrario e porta l’esempio dell’appalto per la nettezza urbana, che ai tempi del Cev costava cinque milioni l’anno. Ora nove. Ma il dirigente del settore ragioneria del comune Stefano Quintarelli taglia corto: “Le due cose non sono paragonabili – spiega -. Il servizio è diverso. Di conseguenza, le cifre”.

Sul banco dei testimoni, anche due dei “tre saggi” chiamati, a fine 2006, a proporre interventi per riequilibrare le partecipate del comune. Cev compreso. “Furono anni di lavoro al buio – ha spiegato il consulente Paolo Salani -. Faticosissimi perché, subito dopo di noi, è arrivata la finanza, che ha sequestrato pile di documenti. Anche solo stendere un verbale era un’impresa”.

Sulle perdite del Cev e sui modi per ripianarle i testimoni non si accordano. Vittorio Maculani, l’altro consulente che “lavorò al buio” insieme a Salani, ritiene “prioritaria la copertura delle perdite, anche con finanziamenti come futuro aumento di capitale”. Lo esclude Attilio Vallante, l’ispettore che ha esaminato la contabilità del comune nel 2009. Trovò una “situazione di sofferenza del bilancio, determinata da una serie di interventi a sostegno delle partecipate e, in particolare del Cev”. Vallante quantifica il buco della società in oltre tre milioni di euro, che diventano 2,5 milioni con l’ultimo testimone Quintarelli. A causarlo, per l’ispettore, è l’incremento delle spese del personale.


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