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Addio senza rancor…

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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

– All’inizio di quest’anno mi contattò Filippo Rossi per sottopormi un progetto: una lista civica che operasse una sorta di rivoluzione copernicana nell’amministrazione della nostra città.

La chiave di volta di questo progetto era mettere la cultura alla base del quinquennio amministrativo, e da questa ripartire per vedere finalmente valorizzati la nostra storia, il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, le nostre tradizioni: tutto quel tesoro insomma di cui Viterbo dispone e che giace da anni inutilizzato sotto una coltre di polvere.

Nacque, qualche tempo dopo, Viva Viterbo. Era la lista civica di cui avevamo parlato, una lista completamente trasversale che sapesse coinvolgere persone di destra, di sinistra e di centro intorno a un progetto comune. Un laboratorio di modernità politica, una fucina di idee, un concentrato di entusiasmi.

Al servizio di questo progetto e unicamente al servizio di questo progetto ho speso, come del resto ha fatto ogni singola persona del movimento, tempo, energie, fantasia, denari. E’ stato un periodo meraviglioso, dove davvero pensavo (pensavamo!) che le cose potessero cambiare, che un sistema vecchio di sessanta anni potesse essere scardinato da un’idea vincente, e che equilibri costruiti con bizantina meticolosità nel corso delle varie amministrazioni potessero crollare grazie ad un’esplosione di novità.

Le elezioni amministrative hanno appena dimostrato nei fatti che così non è stato.

I miei quarantanove anni di vita all’interno di un sistema democratico mi hanno insegnato a rispettare le opinioni espresse dalla maggioranza e quindi mi inchino al volere dei miei concittadini che non hanno ritenuto di abbracciare il progetto che proponevamo. Mi preme però sottolineare che il mio rispetto per l’opinione della maggioranza non implica automaticamente che io abbracci con entusiasmo le sue decisioni, né che l’opinione della maggioranza sia per me l’opinione giusta.

Poco importa, direte voi. Lo dico anche io con voi. Poco importa.

E’ però per me importante sottolineare un’altra cosa: io ho sostenuto e caldeggiato Viva Viterbo in nome di un progetto che condividevo e che reputavo e reputo tuttora l’unico progetto possibile per la nostra città, e mi sarei volentieri occupato dell’assessorato alla cultura, ma come un artista che volesse cambiare lo stato delle cose dando un impulso di crescita culturale al nostro territorio.

La cittadinanza ha espresso liberamente la propria preferenza in favore di altre scelte, di altri sogni. Queste scelte, questi sogni io non li condivido.

Anche per questo, anzi soprattutto nel timore di questo, ho preferito non candidarmi in lista: sapevo che in caso di sconfitta avrei dovuto scegliere chi appoggiare e piegarmi alla volontà del gruppo se avessero deciso di appoggiare qualcuno.

Ora, la decisione di Viva Viterbo è nota a tutti. Io rispetto questa decisione. Ma, per come la vedo io, non esiste in entrambe le coalizioni un progetto degno di essere appoggiato.

A questo punto dei “giochi”, e prego i lettori di non considerare questa mia come una polemica, ritengo che la decisione migliore per quanto mi riguarda sia solo, semplicemente e sinceramente, quella di farmi indietro augurando buon lavoro a un movimento che ho visto crescere e che sono sicuro riuscirà a fare cose eccellenti in consiglio comunale, e lasciando libero chi vuole di accordarsi e appoggiare in serenità chi preferisce.

Lo dico con affetto sincero, e senza nemmeno una punta di amarezza. Ma soprattutto, senza alcuna invidia.

Alfonso Antoniozzi


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