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Estorsione, indagato anche Gianlorenzo

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L'avvocato Samuele De Santis [3]

L’avvocato Samuele De Santis

Paolo Gianlorenzo [4]

Paolo Gianlorenzo

Non solo Samuele De Santis. Spiccano altri due nomi accanto a quello del giovane avvocato viterbese arrestato [5] lunedì.

Uno è il giornalista pluriindagato Paolo Gianlorenzo, assistito nell’ultimo periodo anche da De Santis. L’altra è Alessandra Lodola, praticante avvocato allo studio di De Santis.

L’indagine è stata aperta a fine anno. A condurla è sempre il pm Massimiliano Siddi, con la sua squadra di polstrada e polizia giudiziaria. Tranne questo, il fascicolo non ha nulla da spartire con le vicende Birindelli e Fiorito, che riguardano il giornalista.

Le perquisizioni a De Santis e Gianlorenzo sono scattate lunedì pomeriggio. Dall’ufficio del giornalista, gli investigatori avrebbero sequestrato diversi documenti.

Nella nuova inchiesta Gianlorenzo è indagato per estorsione. Lodola per falso. De Santis per entrambi i reati.

Il falso riguarderebbe un documento che serviva all’avvocato per ottenere il rinvio di un’udienza. L’estorsione sarebbe consistita in una serie di azioni messe in atto da De Santis per avere clientela. Clientela d’élite. Perché, secondo le indagini, all’avvocato non bastavano assistiti ordinari. De Santis aspirava a politici e imprenditori. Gente che, se inquisita, avrebbe potuto facilmente conquistare le prime pagine dei giornali, assicurando anche a lui popolarità.

Non a caso De Santis avrebbe cercato di pescare soprattutto nel mare magnum dell’inchiesta “Genio e sregolatezza”. Il tentacolare fascicolo sugli appalti truccati offriva materiale interessante su cui lavorare. 63 indagati nel primo filone e pochi nomi ma eccellenti nel secondo. Tra questi, l’ex city manager viterbese Armando Balducci, l’imprenditore Amedeo Orsolini e il legale Luigi Todaro. Stando alle indagini, De Santis avrebbe cercato di avvicinare tutti e tre gli indagati. Con l’apporto irrinunciabile di Paolo Gianlorenzo.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Francesco Rigato fotografa precisamente il ruolo del giornalista: “Non quello di una mera spalla – scrive il giudice – ma uno strumento di cui De Santis si fa forte”. Todaro – indagato in “Genio e sregolatezza” – viene invitato nello studio di De Santis e nella redazione di Gianlorenzo. Per gli investigatori, è in questi incontri che scatta il piano intimidatorio. Gianlorenzo e De Santis gli fanno capire che è messo male. Gli prospettano la possibilità di un arresto e quella di far uscire articoli sui giornali. In primis quello di Gianlorenzo, ma anche tutti gli altri: “I giornali li controllo io”, spiega De Santis a Todaro. I due avrebbero lasciato a intendere che il tenore degli articoli di Gianlorenzo sarebbe cambiato a una condizione: che Todaro nominasse De Santis come suo avvocato. Detto. Fatto.

Il tentativo sarebbe stato ripetuto con Orsolini e Balducci. Ma in entrambi i casi non è andata bene. De Santis e Gianlorenzo hanno avvicinato sia l’imprenditore che l’architetto, che però non li hanno assecondati.

Con l’assessore provinciale Paolo Bianchini avrebbero cercato di giocare d’anticipo. “Ti stanno addosso”, gli avrebbero detto, insinuando un suo coinvolgimento nell’appaltopoli viterbese. Bianchini sarebbe stato invitato ad attivarsi per sapere se era sotto inchiesta. Tramite sue presunte “entrature in Procura”, De Santis poteva richiedere per lui il certificato che attesta le iscrizioni nel registro degli indagati. Intanto Gianlorenzo scriveva. “Oggi uscita soft – scrive De Santis in un messaggio a Bianchini, commentando l’articolo -. Se vuoi uscire con la cronaca giudiziaria fammi sapere e ti organizzo tutto”.

Con Gianlorenzo e De Santis, Bianchini non ha preso accordi, non si è fatto impressionare e non ha ceduto alle pressioni. 


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