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Feto nel cassonetto, il Riesame prende tempo

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [3]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il pm Franco Pacifici [4]

Il pm Franco Pacifici

Prendono tempo i giudici del Riesame. 

Il tribunale della libertà si è riservato sull’appello della Procura di Viterbo, che ha chiesto l’arresto per omicidio della 24enne che ha gettato un feto tra i rifiuti.

La ragazza è già in carcere dal 7 maggio. Cinque giorni prima, aveva gettato la bimba da lei partorita in un cassonetto in via Solieri, nel quartiere viterbese del Carmine. 

Quello che gli inquirenti contestano è l’accusa. Non soppressione e occultamento di cadavere, come ritiene il gip di Viterbo, ma omicidio. Reato ben più grave, che presuppone una ferma volontà della ragazza di portare a termine il suo piano: disfarsi a qualunque costo della piccola.

Un’accusa così pesante, il pm Franco Pacifici la deduce dalla sequenza di azioni della giovane madre. Prima tra tutte: partorire subito, a sette mesi, con un farmaco a base di ossitocina che le ha indotto le contrazioni. 

La 24enne se lo era procurato con la complicità di un infermiere, indagato per averla aiutata con la ricetta.

Per i magistrati di via Falcone e Borsellino, la bimba era nata viva e poteva farcela. Ma se anche fosse morta nelle fasi finali del parto, per l’accusa sarebbe comunque omicidio. Convinzione diversa da quella del gip che, infatti, ha autorizzato l’arresto per soppressione e occultamento di cadavere. Respinta del tutto, invece, la richiesta di mandare in carcere anche l’infermiere per concorso in omicidio. Altro punto dell’appello del pm al tribunale del Riesame.

Dopo la discussione di ieri mattina, il collegio si è riservato. Non c’è un limite di tempo. La decisione potrebbe arrivare anche in pochi giorni. Qualora il tribunale accogliesse l’impianto accusatorio, scatterebbero le manette anche per l’infermiere, finora indagato a piede libero. 


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