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Traffico illecito di rifiuti, cinque ore di udienza

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Il vicequestore aggiunto Marco Avanzo [3]

Il vicequestore aggiunto Marco Avanzo

(s.m.) – Nuova udienza, ieri, per il processo ai fratelli Nocchi di Graffignano.

I tre imprenditori sono alla sbarra per traffico illecito di rifiuti. Imputati anche il consulente ambientale Davide Drago, la segretaria della società dei Nocchi Ici (Inerti centro Italia) Meri Muzi e il dipendente Fabrizio Del Medico. L’accusa è di aver interrato in una cava e in alcuni terreni agricoli circa 20mila tonnellate di rifiuti, che dovevano essere trasportati alla Manufatti Centro Italia di Alviano (Terni). Cava e terreni si trovano a Graffignano in località Pascolaro.

L’udienza di ieri mattina è andata avanti per cinque ore. Quattro occupate dalla deposizione del vicequestore aggiunto della forestale Marco Avanzo.

Il capo del Nipaf ha risposto al fuoco di domande degli avvocati su sopralluoghi alla Ici, campionamenti e analisi dei rifiuti. Un resoconto globale delle indagini condotte dai forestali sotto la supervisione del pm Stefano D’Arma.

Il numero uno del Nipaf ha più volte insistito sulle “discrasie tra la quantità dei rifiuti dichiarati in stoccaggio e quelli effettivamente presenti agli impianti Ici di Graffignano, in località Bivio del Pellegrino”. Il consulente del pm Francesco Fracassi ha aggiunto che “delle 11mila tonnellate di fanghi che entrati in Ici tra il 2006 e il 2007, ce n’erano solo 1800”. Le altre 9200, per gli inquirenti, sarebbero state sotterrate in cave e terreni agricoli in località Pascolaro, a Graffignano.

Difese agguerrite e pronte a smontare l’impianto accusatorio. L’avvocato Domenico Mariani, legale di due dei fratelli Nocchi, ha insinuato dubbi sulle modalità di condurre le indagini: nessuno dei camion monitorati dai forestali è stato fermato e controllato. Secondo le riprese degli investigatori, partivano dagli impianti Ici e andavano verso la cava. Ma l’avvocato insiste: perché non fermarli? E poi i fanghi custoditi in fantomatici box. Ricostruzione impossibile, per l’avvocato Mariani: ai sopralluoghi del settembre 2006, quei box non esistevano. La difesa sostiene che siano stati costruiti dopo.

Scontro anche con le parti civili – Comune di Graffignano, Provincia di Viterbo e Legambiente – sul deposito di alcuni documenti, come il verbale della conferenza dei servizi indetta dal Comune. Raffica di obiezioni della difesa, bollate dal pm come “pretestuose”. Un avvocato, offeso, lascia l’aula. L’udienza prosegue senza di lui.

Alla fine il giudice Italo Ernesto Centaro dispone una nuova perizia tecnica e contabile sui rifiuti. I due esperti Bacchiarri e Valentini dovranno accertare l’eventuale presenza, natura e quantità di rifiuti non riciclabili in località Pascolaro. L’incarico sarà formalmente affidato alla prossima udienza dell’8 luglio. 

Tanta fatica per un processo dal destino segnato: se i fatti contestati risalgono al 2006-2007, la prescrizione scatterà tra quest’anno e l’anno prossimo. Neanche il tempo di arrivare alla sentenza di primo grado.


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