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Viterbo - Domenica 7 luglio alle 19 al Cortile San Pellegrino

Caffeina, si parla del libro “Banditi a Orgosolo”

Un'immagine di Viterbo

– Domenica 7 luglio alle 19 al Cortile San Pellegrino Marcello Arduini e Pietro Benedetti parlano del libro “Banditi a Orgosolo” di Franco Cagnetta.

Intervengono Paola D’’Errico ed Emilia De Simoni con un contributo di Luigi Maria Lombardi Satriani.

Un libro che è rimasto tra i classici della letteratura di inchiesta, uscito per la prima volta in Francia, poi in Germania e finalmente (e paradossalmente) in Italia solo nel 1975, e che è stato amorevolmente ristampato da un editore sardo, Ilissos, proprio per fare in modo che non si dimentichi il contributo fondamentale di Franco Cagnetta alla comprensione della cultura tradizionale isolana, in special modo dell’area della Barbagia.

Uno studio approfondito, della struttura sociale, dei costumi, della mentalità,  in definitiva della vita, che si svolgeva in un lembo di terra votato da secoli e secoli all’allevamento delle pecore, uno studio che getta una luce nuova sul fenomeno del cosiddetto banditismo sardo.

Una indagine di tipo nuovo che si colloca nella stagione delle grandi inchieste antropologiche nel Sud d’ Italia, negli anni che, all’interno del rinnovamento profondo della scena economica, politica e culturale italiana vedono anche il rinnovarsi degli approcci scientifici, l’affermarsi di nuovi metodi e di nuovi oggetti di studio.

Sono gli anni di De Martino, di Carlo Levi, di Rocco Scotellaro, dei pionieri della fotografia, ma anche del nuovo cinema italiano, della nuova letteratura, dell’apertura di nuovi orizzonti in tutti i campi. Franco Cagnetta è stato protagonista autonomo e svincolato dagli schemi, vivendo in proprio i travagli e i passaggi epocali succedutisi nei decenni.

Banditi a Orgosolo è una analisi meticolosa e impietosa del rapporto tra stato e territorio, realizzata con una ricerca sul terreno, a diretto e prolungato contatto con i pastori. Con l’arcaicità e la durezza di una vita spietata che non risparmiava vendette, razzie, continui sacrifici di sangue umano e animale previsti da un codice non scritto ma applicato con ferrea volontà. Come ha scritto Alberto Moravia in una nota allegata al libro rivolgendosi direttamente a Cagnetta

“”Lei non si era limitato ad andare in Sardegna e ad osservare con attenzione i pastori di Orgosolo annotandone le singolari abitudini e registrandone sul magnetofono le scarne conversazioni. Lei era vissuto con quei pastori sull’’altopiano desolato e selvaggio: per qualche tempo aveva condiviso le loro privazioni e le loro difficoltà; soprattutto aveva provato simpatia per questa gente così arcaica e così chiusa; quella simpatia senza la quale qualsiasi studio, anche il più completo ed accurato, cade nel vuoto. Leggendo le sue pagine sugli orgolesi, non ho potuto fare a meno di ricordare quelle di Lévi-Strauss sugli Indiani dell’’Amazzonia”. ”

6 luglio, 2013

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