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Operazione Drum - 60 arresti - Depositato il ricorso al tribunale del Riesame

Carabiniere arrestato, la difesa impugna l’ordinanza

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Gruppo criminale di Marta - Clicca sulla foto per ingrandire

La famiglia Cherubini di Marta – Clicca sulla foto per ingrandire

Gruppo criminale provincia di Viterbo  - Clicca sulla foto per ingrandire

Gli arrestati in provincia di Viterbo – Clicca sulla foto per ingrandire

Gruppo criminale di  Civitavecchia -  Clicca sulla foto per ingrandire

Gli arrestati di Civitavecchia – Clicca sulla foto per ingrandire

Gruppo criminale Roma Acilia -  Clicca sulla foto per ingrandire

Gli arrestati di Roma Acilia – Clicca sulla foto per ingrandire

La droga sequestrata nel corso dell'operazione Drum

La droga sequestrata nel corso dell’operazione Drum

Il materiale sequestrato nel corso dell'operazione

Il materiale sequestrato nel corso dell’operazione

La droga sequestrata nel corso dell'operazione Drum

La droga sequestrata nel corso dell’operazione Drum

Il capo del Nucleo investigativo Giovanni Martufi

Il capo del Nucleo investigativo Giovanni Martufi

Il colonnello Gianluca Dell'Agnello

Il colonnello Gianluca Dell’Agnello

Il sostituto procuratore Renzo Petroselli

Il sostituto procuratore Renzo Petroselli

Operazione Drum - Uno degli arresti

Operazione Drum – Uno degli arresti

Operazione Drum - Una perquisizione

Operazione Drum – Una perquisizione

– Ricorrerà al tribunale del Riesame la difesa di Paolo Conio.

L’avvocato del carabiniere arrestato impugna la maxi ordinanza del gip Salvatore Fanti. 607 pagine e 62 nomi di persone finite in manette, tra cui quello dell’appuntato in servizio alla caserma di Tuscania.

Che si sia trattato di un “errore giudiziario”, il suo legale Floro Sinatora è sempre più convinto. Ieri mattina ha depositato il ricorso, nel quale ha ribadito tutte le sue perplessità sul coinvolgimento del militare nella mega inchiesta “Drum”. Cuore dell’operazione, lo spaccio nel Viterbese di cocaina, marijuana, hashish e amnè che ruoterebbe intorno alla famiglia Cherubini di Marta. 

Ma sull’appuntato pesano anche le accuse di falso ed estorsione. La prima per una firma falsa apposta presumibilmente apposta dal carabiniere per aiutare con una contravvenzione Angelo Ricciardi, arrestato nel blitz Drum e additato dagli inquirenti come spacciatore.

L’estorsione, invece, è riferita alle presunte richieste di denaro avanzate da Conio in cambio di informazioni riservate sulle indagini e sui controlli antidroga dell’Arma.

Su questa contestazione, in particolare, avrebbe insistito la difesa nel suo ricorso, sottolineando come, nelle intercettazioni tra Conio e Ricciardi non si parli mai né di cessioni di droga, né di informazioni barattate per soldi. Semmai, rimarca l’avvocato Sinatora, sarebbe stato il fratello Alessandro Conio a millantare la possibilità di far avere notizie estremamente riservate a Ricciardi tramite il carabiniere, che non ha parlato né preso soldi.

Il ricorso punta anche sulla mancanza di esigenze cautelari, per fatti datati, che arrivano, al massimo, al settembre 2012.

I sessanta indagati, intanto, restano in attesa del responso del gip. La tabella di marcia è interrogatori fino a oggi, poi decisione. La procura ha già scelto la linea dura: no del pm Renzo Petroselli a tutte le richieste di scarcerazione avanzate in questi giorni. Per chi non l’ha avanzata, è corsa al Riesame. 


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4 luglio, 2013

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