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Macchina del fango - Episodi menzionati nell'informativa della polstrada, ma il pm non ipotizza reati

Droga, prostituzione e sesso a tre nelle carte dell’inchiesta

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Paolo Gianlorenzo davanti alla procura

Paolo Gianlorenzo

Viviana Tartaglini

Viviana Tartaglini

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini

Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

E’ riduttivo chiamarla macchina del fango. L’indagine del pm Massimiliano Siddi si dipana in mille rivoli diversi. Uno accosta i nomi di Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini allo sfruttamento della prostituzione. Si parla poi anche di spaccio di droga nelle carte dell’indagine.

Precisare è d’obbligo: ai due giornalisti viterbesi la procura non contesta queste accuse. Sono indagati solo per tentata estorsione, appropriazione indebita, falso. Gianlorenzo anche per corruzione, minacce, detenzione abusiva di arma, tentata concussione, sostituzione di persona e rivelazione di segreti d’ufficio. Ma non per prostituzione e spaccio.

Ai due reati fanno riferimento i poliziotti della stradale, nella loro informativa. 48 pagine che riepilogano l’inchiesta. Con qualche particolare in più, che gli inquirenti, tirando le somme, hanno ritenuto non penalmente rilevante. 

“Sono state intercettate alcune telefonate tra Paolo Gianlorenzo e tale Bichi”, scrivono gli investigatori. La scheda è intestata a una donna residente a Roma, “gravata da pregiudizi di polizia specifici per sfruttamento della prostituzione”.

Il 17 febbraio 2012, “Paolo Gianlorenzo viene chiamato da persona di sesso femminile chiamata Bichi, la quale gli propone una ragazza in cambio di 100 euro”. Le altre due intercettazioni sono del 28 febbraio. Alle 11,07 la stessa Bichi riferisce al giornalista “di aver parlato con la ragazza, che si è resa disponibile per un incontro di sesso a tre”.

Dopo neanche mezz’ora, Gianlorenzo chiama Viviana Tartaglini: ha parlato con Bichi, “dalla quale ha ricevuto rassicurazioni sulla disponibilità della prostituta per fare sesso a tre”. 

La questione droga è associata, per lo più, alla giornalista e ai suoi contatti con un pregiudicato. Tartaglini gli chiede “di pensare anche a lei e di lasciargliela nella cassetta”. Per gli investigatori, “dal tenore e dai contenuti della conversazione, si capisce che si tratta di sostanza stupefacente”. Nell’ultima intercettazione del 7 aprile 2012, “appare pressoché evidente che i due abbiano fatto uso di droga: il linguaggio risulta sconnesso e male articolato. Lei afferma di aver avuto dei problemi alla guida della macchina durante il suo rientro a Viterbo da Bolsena“.

“Successivamente – continua l’informativa – verranno intercettate sull’utenza in uso a Viviana Tartaglini una serie di telefonate intercorse con soggetti (presumibilmente fornitori di stupefacente) che agiscono nella città di Perugia”.


– “Droga, prostituzione e sesso a tre”, era solo buona e doverosa cronaca


Pressioni e minacce agli indagati dell’inchiesta Asl

Dalle indagini degli agenti della polstrada emerge come Gianlorenzo tampinasse gli indagati dell’inchiesta Asl. Specie quelli più in vista, come il consulente strategico Mauro Paoloni e l’ex dirigente del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini.

Entrambi, come si legge sull’informativa, “lamentavano di aver subìto pressioni e minacce più o meno velate da parte di Gianlorenzo in merito al loro coinvolgimento nella vicenda Asl, sia attraverso una campagna di stampa che direttamente dall’indagato durante incontri personali”.

Sia Paoloni che Selvaggini sono stati ascoltati come persone informate sui fatti nell’indagine della macchina del fango. L’ex dirigente Selvaggini “lamentava il fatto che prima del suo arresto, avvenuto nel mese di luglio 2009, veniva contattato da Paolo Gianlorenzo, il quale lo esortava a schierarsi dalla sua parte e gli chiedeva di prendere le distanze da Aloisio”.

Il giornalista avrebbe vantato una “copertura totale”, facendo leva sul possesso di atti a volte persino sconosciuti agli indagati. Con Paoloni, lo scopo della macchina del fango sarebbe stato quello di indurlo a dimettersi “e anche in questa circostanza Paolo Gianlorenzo faceva emergere chiaramente di essere in possesso di documenti riservati riguardanti atti di indagine sulla vicenda Asl”. La campagna di stampa contro Paoloni e i suoi collaboratori sarebbe iniziata “a partire dall’anno 2008, quando rivestiva funzioni di consulente strategico del direttore generale della Asl di Viterbo”.

Strumentale, per gli inquirenti, anche la macchina del fango contro Roberto Angelucci, imprenditore della sanità indagato nella vicenda Asl. Da lui, Gianlorenzo voleva un posto al Nuovo corriere viterbese o a Libero. 


Indagini occulte di un investigatore privato senza licenza

Nelle pagine degli agenti della polstrada si scopre anche che Gianlorenzo non avrebbe tagliato i ponti col suo passato di investigatore privato.

Proprio Paoloni, come consulente finanziario di un privato, una coppia con un’attività, viene a sapere che quest’ultimo si era rivolto alla Tuscia Event Press Agent di Gianlorenzo. La fattura, da 5400 euro, era “relativa a ricerca marketing, valore di mercato, eventuali ricavi di vendita farmacia o acquisto unità nuova”.  La signora della coppia, sentita dagli investigatori, avrebbe  confermato di “aver dato incarico a Paolo Gianlorenzo di effettuare delle investigazioni sul marito nel 2008 e di aver corrisposto per tale lavoro al Gianlorenzo 5400 euro dietro presentazione della fattura”. 

I sospetti di Paoloni, che “aveva avuto sentore che questi potesse espletare attività investigativa in modo occulto”, troverebbero conferma dagli accertamenti in Prefettura. “La licenza necessaria all’esercizio di tale attività era stata sospesa a Gianlorenzo già dal mese di settembre dell’anno 2007 a tempo indeterminato”, secondo quanto scritto dagli investigatori.

 


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25 luglio, 2013

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