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Tuscia operafestival - Giordano Franchetti a nudo davanti al pubblico di piazza San Lorenzo intervistato da Vignati - A seguire un coinvolgente concerto del musicista

“Quel violino ha ruggito come un leone e l’ho scelto”

di Paola Pierdomenico
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Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

IMG_1530Giordano Franchetti al Tuscia operafestival

– “Quel violino ha ruggito come un leone e ho capito che era mio”. Ne ha provati tanti. Li ha suonati e ne ha sfiorato le corde, ma poi ne ha scelto uno. Quello giusto per lui. Giordano Franchetti, giovane musicista e attore tv, si è messo a nudo sul palco del Tuscia operafestival a piazza San Lorenzo. Una chiacchierata informale con il maestro Stefano Vignati nei panni dell’intervistatore (fotocronaca).

Il 24enne è stato il primo protagonista della serie di incontri “Pagine, parole e musica” inserito nel cartellone della settima edizione della manifestazione.

Una formula di successo che, lo scorso anno, con Giovanni Allevi ha attirato in piazza duemila persone.

Ieri sera a raccontarsi c’era Giordano. Capelli biondi allungati sugli occhi azzurri e fare impacciato. Un musicista prima che un attore televisivo.

“Giordano – dice il maestro nell’introdurre il suo ospite – è stato protagonista della serie “Tutta la musica del cuore”, dedicata alla vita in conservatorio. Un esperimento, con punte di sei milioni di spettatori, che si è posto da contraltare ai talent show, dimostrando che per essere fichi, non serve fare cose dell’altro mondo”.

Giordano ne è la dimostrazione. “Ho iniziato a suonare il pianoforte a due anni – esordisce il musicista -. Mia madre, che è la madre più fantastica che si possa avere, mi ha sempre incoraggiato nelle diverse materie. Il punto era che non riuscivo a fare nulla a meno che non ci fosse la musica di mezzo. Fino a sei anni non sapevo leggere o scrivere e ho imparato a farlo con il ritmo del metronomo“.

Messo da parte il pianoforte, sceglie il violino. “La maggior parte dei miei amici suonava questo strumento, quindi ho iniziato anche io, proprio perché volevo stare con loro. La musica classica è cool e il fatto che sapessi suonare il violino meglio degli altri, era un vanto. Una qualità più”.

Grazie alla musica Giordano è riuscito a esprimersi e a venire fuori. “Non c’è niente che ti fa sentire te stesso, come il saper suonare uno strumento. Non ti senti mai solo. Il violino è il mio compagno, per sempre“.

Proprio da quel violino, Giordano non si stacca mai. “Non lo lascio, innanzi tutto perché non l’ho assicurato – dice, strappando la risata del pubblico – e poi perché mia madre ha fatto un mutuo che dovrà pagare a vita. A parte gli scherzi, da piccolo ho sempre avuto un violino fatto per me dal liutaio Eriberto Attili. A un certo punto, però, volevo una marcia in più. Mi capitava spesso di sentir parlare i musicisti del rapporto con il loro strumento e di come lo sentissero proprio. Io non ci credevo e pensavo fosse una cosa new age, un’esagerazione artistica. Invece è vero. E’ˆ vero – ripete -. Ho passato cinque mesi a provare nuovi violini. E ci trovavo sempre qualcosa che non andava. Nel momento in cui ho suonato questo di violino, ho sentito che ruggiva come un leone. Era il mio violino. Ne ero certo“.

La passione è portata avanti grazie a un intenso studio al Royal college di Londra. Una realtà diversa dal conservatorio italiano. La giornata trascorre completamente immersa nella musica. “E’ˆ un ambiente molto attivo in cui ogni occasione è buona per suonare. C’è grande entusiasmo nel fare musica e nello stare tra musicisti”. Una mentalità che si riflette nel modo degli inglesi di investire sulla cultura. “Quando entro nel college, c’è una lapide enorme di nomi e nomi e nomi e nomi che hanno investito in quella struttura, che è al massimo della modernità”.

Una differenza enorme con quanto accade in Italia.

“Il nostro non è un problema che dipende dallo stato, ma di mentalità . Più un paese è ricco culturalmente e più lo è in tutti i sensi. Qui abbiamo così tanta arte – dice quasi stupito – su cui dovremmo puntare molto di più”.

Oltre la musica, nella sua vita, hanno grande importanza l’amicizia e l’amore. “Conto gli amici sulle dita. L’amicizia è qualcosa di profondo e non tutti possono essere definiti amici da subito. L’amico Ú qualcuno che ti conosce e che sa bene quello a cui stai pensando, senza nemmeno che lo dici. Lo stesso vale per l’amore che puoi provare non solo per la fidanzata, ma anche per la madre, per lo strumento che suoni o per quello che fai“.

Diviso tra l’Italia e l’Inghilterra non rinuncia alla sua vita di 24enne. “Ho una ragazza che amo con tutto il cuore. E’ˆ un artista come me e quindi comprende benissimo il modo in cui vivo e la passione con cui mi dedico alla musica. Un po’ meno comprensione c’è— sull’aspetto televisivo, perché dopo che fai un film, tutti ti vedono come una persona divina e pazzesca. Era preoccupata che questo potesse allontanarci. Mi sono trovato a scegliere e alla fine ho scelto lei, anche se comunque vorrei fare altre esperienze di questo tipo”.

La carriera da attore inizia per caso. “Una volta su Facebook mi sono trovato un messaggio in cui mi si chiedeva di fare un’audizione per essere protagonista di una serie tv in onda su RaiUno. Obiettivamente ho pensato che fosse uno scherzo. Solo quando ho capito che trattava delle problematiche della vita in conservatorio, ho pensato di fare l’audizione. Di musicisti ce ne sono tanti, un po’ meno sono le scuole. Non ci sono strutture adatte e volevo che questa realtà del nostro paese venisse fuori. Ci tenevo“.

Da qui nasce il sogno che lo guida nella sua carriera musicale. “Immaginate di avere un figlio che è un prodigio, dove lo mandate – chiede al pubblico piazza -. In Italia non ci sono scuole di questo tipo. In America, di posti come questi, invece, ce ne sono tanti nemmeno si deve pagare per frequentarli, anzi sono loro a pagare per avere certe persone. Ecco, il mio sogno è quello di creare una scuola per far sì che i talenti non vengano sprecati. Noi italiani siamo così musicali e artistici, abbiamo una tale musicalità che è davvero un peccato non sfruttare certe qualità . La mia èš una speranza di riuscire in questo progetto”.

Dismesse le vesti dell’adolescente arriva sul palco un nuovo Giordano, sicuro e padrone della scena per l’esibizione con l’orchestra diretta dal maestro

Vignati.

Un programma di pezzi singoli e non dedicati a un unico autore. Bach, Paganini, Wiewiasky, De Sarasate e Massenet, autori scelti dallo stesso Giordano per la serata viterbese. “Sapevo che l’obiettivo era coinvolgere la gente e i giovani – conclude -. Ho pensato a ciò che poteva attrarre il pubblico e mi sono detto che una persona deve ascoltare diversi assaggi di musica, passando da un’atmosfera a un’altra per ravvivare di volta in volta l’attenzione. O almeno speriamo sarà così“.

Quindi ci si è immersi nella musica fino alla fine dell’esecuzione, quando Giordano ha salutato tra gli applausi i suoi spettatori.

Paola Pierdomenico


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8 luglio, 2013

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