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Macchina del fango - La durezza della Birindelli contro un dipendente Arsial - Gli investigatori: "Atteggiamento a dir poco riprovevole"

“Questi devono fa’ quello che dico io…”

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Angela Birindelli

Angela Birindelli

Erder Mazzocchi

Erder Mazzocchi

Stefano Bizzarri

Stefano Bizzarri

Angela Birindelli “senza freni”. L’immagine dell’ex assessora viene messa a dura prova dalle carte dell’inchiesta Vinitaly-macchina del fango.

Undici indagati. Ma su tutti troneggia lei, descritta come una specie di despota, nell’informativa della polstrada. Il quadro desolante, tracciato dagli agenti, disegna una gestione autoritaria dell’assessorato regionale all’Agricoltura. “Da un lato – scrivono gli investigatori – l’uso distorto della carica istituzionale ricoperta e dall’altro la totale mancanza di freni inibitori che le impediscano l’utilizzo a scopo personale del potere politico acquisito”.

“Linguaggio volgare”. Ordini minacciosi e perentori. “Uso ad personam” del suo incarico e scatti d’ira che, in un’occasione, le fanno persino danneggiare la porta di un ufficio. Una specie di delirio di onnipotenza, secondo gli inquirenti, che dava all’assessora l’illusione di poter avere tutto. Anche la testa di Stefano Bizzarri, “accusato di essere un seguace di Battistoni e Fioroni”.

La storia del dipendente Arsial, capo dell’opposizione al Comune di Bagnoregio, è già nota, ma solo nei resoconti della polstrada diventa viva. Tra Bizzarri e il sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti non corre buon sangue. La Birindelli, invece, è amica del primo cittadino. Basterebbe questo a rendere Bizzarri “inviso” all’assessora che, per una semplice antipatia, pretende di cacciarlo dal workshop per il cinipide.

L’informativa lascia parlare la Birindelli, intercettata al telefono col vero superiore di Bizzarri, l’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi (anche lui indagato).

Più che un dialogo è un monologo. Uno sproloquio “a dir poco riprovevole per la carica istituzionale rivestita”: “…Questi devono fa’ quello che dico io… io c’ho un difetto che tanto non supererò mai, ma non me frega un cazzo manco de superarlo, perché de fa’ politica non so se me fregherà, se la farò o non la farò… se voglio una cosa, io la voglio pe’ forza, o con le buone o con le cattive, io quello lo voglio morto… ma tu pensi che io me fo sfida’ da uno stronzo che va a di’ in giro che è difeso da Marini e apposta io non lo caccio? Io sparo su di lui, su Marini, su Fioroni… questa è una cosa personale, io non lo voglio, deve morì”. E poi l’ordine a Mazzocchi: “Fagli dì da un dirigente tuo un messaggio chiaro, deve essere chiaro perché si deve andare a lamentare con Marini… gli fai dire: l’assessore ha saputo che tu oggi eri lì e ha fatto fuoco e fiamme e ha detto che te se ‘ncula, non te vole vedere più… no no tu gli fai dì non devi sta dove sta lei o dove stanno i suoi dirigenti o dove stanno i suoi funzionari perché se lei sa che ci sei te vole ammazzà…”.

Mazzocchi la asseconda. Come, del resto, molti dei personaggi – anche non indagati – con i quali la Birindelli interloquisce.


Il sindaco frequenta Battistoni, va punito

L’astio dell’assessora sembra stendersi su chiunque frequenti Francesco Battistoni. Solo per essere stato avvistato in sua compagnia, il sindaco di Tuscania Massimo Natali “deve essere punito”.

La Birindelli, secondo l’informativa della polstrada, lo decide al telefono con la presidente dell’Ater Maria Gabriella Grassini (non indagata). Entrambe “faranno in modo che i fondi stanziati con la legge Mangia per la costruzione di un ascensore presso il poliambulatorio di Tuscania, vengano bloccati”.


 Guai a bocciare i progetti dell’assessora

Altri meritano una punizione per molto meno. Le carte degli investigatori raccontano di un colloquio tra la Birindelli e l’ex sindaco di Bolsena Paolo Equitani (anche lui non indagato).

L’assessora lamenta il rigetto di un suo progetto, elaborato in qualità di ingegnere. “Ne parla con Paolo Equitani, al quale sollecita la rimozione del personale”.

La sorpresa è nella replica di Equitani: “Il Comune di Bolsena ha respinto anche un suo progetto e per tale motivo provvederà a togliere l’incarico alle persone responsabili dell’ufficio tecnico”.


 I produttori di kiwi derisi come “Burini”

Tra le carte spuntano anche tentativi di boicottaggio di una manifestazione di protesta dei produttori di kiwi. L’assessora e il suo capo segreteria, al telefono, li definiscono “burini”.

L’allora direttore di Coldiretti Aldo Mattia (non indagato) si adopera “affinché la manifestazione non abbia troppa rilevanza”, “tradendo, così, il suo ruolo istituzionale di rappresentante della categoria, che dovrebbe tutelare gli interessi degli iscritti”. Mattia e la Birindelli “concertano di preparare un comunicato stampa, allo scopo di boicottare tale manifestazione”, secondo quanto scritto dagli investigatori.


 L’auto di servizio per andare da Marini

Il 17 marzo 2012 la Birindelli chiama i suoi autisti. Uno dei due parte da Roma e la passa a prendere a Bolsena. Destinazione finale: Viterbo. Il pretesto è una riunione della Talete che, sempre secondo gli investigatori, non c’è mai stata. In realtà la Birindelli va dal sindaco di Viterbo, cui la legano “rapporti più personali che istituzionali” dicono le carte.

Per quell'”incontro privato”, l’autista è costretto a percorrere il tragitto Roma – Bolsena – Viterbo – Bolsena – Roma con l’auto di servizio. Un episodio che fa guadagnare all’assessora l’accusa di peculato.  


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25 luglio, 2013

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