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Macchina del fango - L'ex capo di gabinetto della Regione Lazio, Giovanni Zoroddu, caccia Gianlorenzo, senza volerne sapere del suo "dossier Battistoni"

“Gli dissi di non costringermi a chiamare i carabinieri…”

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Pietro Giovanni Zoroddu, capo di Gabinetto della Polverini

Pietro Giovanni Zoroddu, capo di Gabinetto della Polverini, si reca in Procura per deporre davanti al pm

Gianlorenzo nella sede del Pdl per le amministrative del 2013 si occupa dei dati

Paolo Gianlorenzo

Francesco Battistoni

Francesco Battistoni, uno dei bersagli della presunta macchina del fango

Era arrivato a bussare alle porte della Regione Lazio per spiattellare il dossier Battistoni. Ma gli andò male. L’accoglienza fu a dir poco glaciale per Paolo Gianlorenzo.

Non è un segreto che il giornalista indagato per la macchina del fango abbia cercato invano di recapitare quel dossier al presidente della Regione. Fu un buco nell’acqua. Un tentativo fallimentare, troncato sul nascere da Pietro Giovanni Zoroddu, allora dirigente dell’ufficio di gabinetto di Renata Polverini alla Regione Lazio.

E’ lui a raccontare al pm Massimiliano Siddi l’incontro con Gianlorenzo, avvenuto il 5 marzo 2012. Nove giorni prima della sua deposizione come testimone in Procura. “Poiché è consuetudine della segreteria della presidente filtrare gli innumerevoli incontri che vengono richiesti alla stessa e dirottarli sull’ufficio di gabinetto, mi fu chiesto di occuparmi della situazione – ricorda Zoroddu -. Fu introdotto nel mio ufficio Gianlorenzo, il quale, dopo i convenevoli di rito, fece cenno a delle intercettazioni telefoniche di cui era in possesso. Temendo che si trattasse di atti giudiziari coperti da segreto e quindi ricevuti da Gianlorenzo illegalmente, lo bloccai immediatamente dicendogli di non costringermi a chiamare i carabinieri. Al mio irrigidirmi il Gianlorenzo fece immediatamente marcia indietro spiegandomi che si trattava di verbali di intercettazioni molto vecchi”.

I soliti verbali dell’inchiesta Asl, che il giornalista, secondo gli inquirenti, avrebbe usato come un pozzo da cui attingere materiale per ricattare gli indagati. Solo quelli più in vista, si intende. Quelli dai quali Gianlorenzo sperava di ottenere qualcosa. Calcando un po’ la mano e, soprattutto, la penna. 

Battistoni non era neppure tra gli inquisiti. Ma questo non ha impedito al giornalista di pubblicare quelle intercettazioni. Né di travalicare la sua funzione di cronista, presentandosi “in pompa magna” in Regione, davanti a uno sbigottito Zoroddu. Che non sapeva niente  dell’inchiesta Asl. “Mi chiese istruzioni su come utilizzare i verbali di intercettazioni. Non capii assolutamente questo tipo di domanda, dal momento che mi occupo dell’ufficio di gabinetto del presidente della Regione, e replicai al Gianlorenzo dicendogli che, in quanto direttore di giornale doveva ben sapere che utilizzo fare di questi incartamenti. Aggiunsi anche che questo tipo di questioni alla presidenza della Regione non interessavano minimamente”. Ma a Gianlorenzo sì. E il giornalista avrebbe avuto anche un altro interesse. “Insistette proponendosi come informatore e consulente in merito alle questioni inerenti la sanità, affermando di avere un team in grado di comprendere i bilanci a essa relativi. Mi disse anche di avere un socio che avrebbe gradito incontrare personalmente la presidente Polverini. Gianlorenzo chiedeva un incontro a pranzo con la presidente, al che replicai che non è suo costume incontrare singolarmente, meno che mai a pranzo, gli imprenditori”.

Zoroddu liquida il giornalista e racconta l’episodio alla governatrice del Lazio. L’ex capo di gabinetto era “molto arrabbiato”, spiegherà la Polverini in Procura al pm Siddi e al procuratore capo Alberto Pazienti. “Mi disse che Gianlorenzo gli aveva sottoposto un incartamento inerente il consigliere regionale Battistoni e che lo aveva cacciato dalla stanza”.

Il giornalista insiste ancora. Il giorno dopo invia un sms a Zoroddu, che gli aveva dato il suo cellulare “più che altro per liberarsene”. Gianlorenzo chiede di nuovo lumi su come trattare il “caso Battistoni-Aloisio”. Zoroddu si dice “sconcertato”. “Non parlo alla presidente di queste cose. Non le interessano”, risponde l’ex braccio destro della Polverini. Poi, temendo di non essere stato sufficientemente chiaro, scrive un altro messaggio: “Poi come ci siamo detti non siamo minimamente interessati alle attività delle Procure con le quali come sai collaboriamo intensamente quando richiesti”.

La spedizione di Gianlorenzo in Regione termina qui. Per Zoroddu, la Polverini non era “neppure a conoscenza della visita fatta in Regione da Gianlorenzo”. Figurarsi se poteva esserci stato un incontro tra l’allora governatrice del Lazio e il giornalista. Eppure, in ambito locale, Gianlorenzo “si vantava di questo fatto”. Di essere “stato ricevuto in pompa magna dalla presidente”. E’ Battistoni a confidarlo a Zoroddu. Gli dice che andrà in Procura a sporgere denuncia e gli chiede se potrà fare il suo nome agli inquirenti. Zoroddu non solo acconsente ma si rende disponibile a “riferire per filo e per segno”. “Preciso, anzi, che se non fossi stato convocato, mi sarei senz’altro presentato spontaneamente per riferire quanto occorsomi”. 


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12 agosto, 2013

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