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Crack Cev, parlano i dirigenti comunali

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Giancarlo Gabbianelli e il suo avvocato Massimo Rao Camemi [3]

Giancarlo Gabbianelli e il suo avvocato Massimo Rao Camemi

I pm Franco Pacifici e Paola Conti [4]

I pm Franco Pacifici e Paola Conti

Aula traboccante per il processo Cev [5]

Aula traboccante per il processo Cev

L'ingegnere Claudio Ciucciarelli [6]

L’ingegnere Claudio Ciucciarelli

Dirigenti comunali sul banco dei testimoni.

Parleranno loro alla prossima udienza per il processo sul crack del Cev, la società partecipata del Comune di Viterbo dal 2007 nel mirino della magistratura.

Ai 26 imputati tra imprenditori ed ex amministratori dell’era Gabbianelli, i pm Paola Conti e Franco Pacifici contestano – a vario titolo – abuso d’ufficio ed emissione di fatture false per prestazioni inesistenti. Per 17 di loro (tra i quali l’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli e il city manager Armando Balducci) c’è anche l’associazione a delinquere.

Secondo l’ipotesi accusatoria, ad aggiudicarsi gli appalti per illuminazione, verde pubblico e altri servizi erano sempre gli stessi imprenditori: quelli che facevano parte del consorzio nato nei primi anni Duemila. Servizi affidati attraverso il Cev senza traccia di gare a evidenza pubblica. Da qui, il danno erariale ipotizzato dai pm.

Stamattina saranno in dieci a deporre davanti al collegio dei giudici presieduto da Maurizio Pacioni. Quasi tutti ricoprivano incarichi dirigenziali a Palazzo dei Priori. Tra questi, Giorgio Falcioni, uscito dal processo per prescrizione, ed Emilio Capoccioni. 

L’accusa ha chiamato a testimoniare anche Claudio Londero, parte offesa al processo contro l’ingegnere Claudio Ciucciarelli, unico imputato accusato di concussione.

Secondo le indagini, Ciucciarelli, incaricato dal Comune di seguire il progetto per l’installazione di pannelli fotovoltaici su alcuni edifici comunali, avrebbe costretto Londero a emettere una fattura falsa da 32mila euro più Iva.

Londero, come scrivono i pm nel capo di imputazione, sarebbe poi stato costretto “a consegnare indebitamente 32mila euro in contanti a Ciucciarelli, il quale dichiarava a Londero che tale denaro sarebbe servito per far andare in vacanza i politici”. 


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