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Tribunale - Ex sindaci sotto inchiesta - Secondo la relazione del perito la salute del bacino è buona ma potrebbe cambiare se si presentassero determinate condizioni - Chiuso l'incidente probatorio

Il lago di Vico sta bene, ma è come una tigre dormiente

di Francesca Buzzi
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L'alga rossa al lago di Vico

L’alga rossa al lago di Vico

Alessandro Cuzzoli

Alessandro Cuzzoli

Massimo Sangiorgi

Il sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi

Il lago di Vico sta bene, ma è come una tigre dormiente.

E’ questo, in sintesi, il risultato della relazione del chimico Pietro Gallina, il perito nominato dal tribunale di Viterbo nell’incidente probatorio che ieri ha illustrato al gip Francesco Rigato quanto emerso dai campionamenti delle acque del bacino.

Nell’inchiesta, diretta dal pm Franco Pacifici, sono indagati i due ex sindaci di Ronciglione e Caprarola, rispettivamente Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli ai quali si contesta di non aver attuato le misure adeguate a contrastare il degrado nel lago e di aver redatto ordinanze di non potabilità dell’acqua incomplete o poco chiare.

Tre le domande alle quali il chimico doveva fornire una risposta: se c’è un’eccesso della cosiddetta alga rossa e se è nociva, se il lago è eutrofico e se c’è un’elevata presenza di arsenico.

I campionamenti, come ha spiegato in aula Gallina, sono stati effettuati in tre occasioni diverse, il 5 marzo, il 23 aprile e il 23 luglio, da una ditta specializzata di Rimini e con l’ausilio dei vigili del fuoco.

Per quanto riguarda l’alga rossa, la relazione del perito segnala come questa effettivamente ci sia, ma i livelli della tossina da questa prodotta siano di molto al di sotto dei limiti considerati pericolosi.

“Parliamo di 0,01 microgrammi per litro – spiega Gallina – a fronte del tetto massimo di 1 microgrammo per litro fissato dall’organizzazione mondiale della sanità e quello di 0,84 posto dal ministero della salute”.

Un po’ più complesso il discorso dell’eutrofizzazione. Questo aspetto, infatti, dipenderebbe da più fattori: la clorofilla, la trasparenza delle acque e il fosforo. Combinando i tre fattori, secondo lo studio di Gallina, il lago di Vico si può considerare quasi del tutto mesotrofico, quindi senza pericoli particolari, ma con una tendenza all’eutrofia.

“Il problema principale per l’eutrofia in questo caso – precisa il chimico – è il fosforo. Attualmente il suo livello nelle acque non è critico, anche perché nel lago di Vico non c’è una forte presenza antropica. Il fosforo arriva in quantità maggiore solo per via delle piogge che fanno calare dentro il bacino ciò che defluisce dalle colture agricole della zona circostante”.

Nulla, comunque, di preoccupante. Almeno ad oggi. La situazione potrebbe però peggiorare, qualora l’ossigenazione del lago calasse in maniera rilevante.

“E’ un po’ come una tigre dormiente – commenta nella relazione Gallina -. Finora non sembra intenzionata a svegliarsi ma, in via ipotetica, potrebbe farlo”.

Ultima questione quella relativa all’arsenico. La media rilevata è di 13 microgrammi per litro. Un valore, dunque, superiore al limite di 10 microgrammi fissato dall’Unione Europea, ma come precisa il chimico, questo non deriverebbe dagli effetti antropici bensì dalla natura vulcanica del bacino.

“L’acqua per essere ancora più chiari – conclude Gallina – potrebbe essere idonea al consumo umano se trattata a dovere tramite dearsenificatori che abbassino il livello alla soglia consentita dall’Unione Europea”.

La palla ora passa di nuovo al pm Franco Pacifici che, dopo aver raccolto tutti i dati tra i quali anche la relazione tecnica del perito Pietro Gallina, dovrà decidere se chiudere le indagini e rinviare a giudizio gli indagati oppure archiviare tutto.

Francesca Buzzi


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5 ottobre, 2013

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